Una volta innescato il problema dell’immunizzazione anti-D, ovvero la produzione degli anticorpi della madre Rh negativa contro i globuli rossi del feto Rh positivo, purtroppo non si può fare altro che cercare di arginare i danni, in base a come la malattia evolve.
Una domanda di: Ivan Buongiorno Dottoressa,
le scrivo per un breve consulto. Mia moglie ha sviluppato durante l’ultima gravidanza, o forse quella precedente purtroppo finita all’ottavo mese con
la morte della bimba, l’alloimmunizzazione anti D. Siamo di Brescia e siamo stati seguiti egregiamente da tutto il reparto dell’Ospedale Civile. Le
scrivo tuttavia perché ora è nuovamente incita e vorrei capire e chiederle se c’é qualche ospedale o clinica dove lavora lei che utilizza qualcosa per
contrastare la produzione di anticorpi anti D. Abbiamo già eseguito il test di Coombs ed il titolo anticorpale è 1/128.
Grazie mille.
Anna Maria Marconi
Gentile lettore,
mi dispiace, ma non so come aiutarla. Purtroppo, una volta innescata la problematica dell’immunizzazione anti-D, ovvero la produzione degli anticorpi della madre Rh negativa contro i globuli rossi del feto Rh positivo, non si può fare altro che cercare di arginare i danni, in base a come la malattia evolve. Purtroppo non esistono al momento dei metodi per bloccare la produzione degli anticorpi anti D materni e l’unico modo per sapere se la patologia procede è l’effettuazione del test di Coombs. Se pensate di sottoporvi ad un test di screening di diagnosi prenatale, probabilmente vi avranno detto che la ricerca del DNA fetale nel sangue materno darebbe anche informazioni sul suo gruppo sanguigno con una sensibilità >99% e, nel caso, potrebbe darvi un po’ di tranquillità. Cordialmente.
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