Immunoprofilassi anti-D: perché si fa?

Dottoressa Faustina Lalatta A cura di Faustina Lalatta - Dottoressa specialista in Genetica clinica Pubblicato il 17/01/2024 Aggiornato il 17/01/2024

Grazie alla genialità di alcun genetisti, tra i quali il professor Giuseppe Morganti, oggi le donne Rh negativo non devono più temere che i loro figli, nati dopo una prima gravidanza, vadano incontro alla terribile malattia emolitica del neonato. Basta che si sottopongano all'immunoprofilassi anti-D per non avere più nulla da temere.

Una domanda di: Sara
Sono di gruppo sanguigno 0 RH negativo e sono alla mia prima gravidanza. Il ginecologo mi ha detto che dovrò fare due punture di immunoprofilassi, una prima del parto e una dopo il parto, se il bambino fosse Rh positivo. Vorrei sapere a cosa servono le due punture. Grazie davvero.

Faustina Lalatta
Faustina Lalatta

Gentile signora, l’immunoprofilassi anti-D consiste nell’iniettare nella madre Rh-Negativa, con partner Rh-positivo, un anticorpo capace di bloccare i globuli rossi fetali che esprimono il fattore Rh Positivo, paterno che viene riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario materno e quindi “da combattere”, nonostante sia di un proprio figlio. L’immunoprofilassi anti-D non serve per difendere il primo neonato che nasce da un organismo non immunizzato, ma serve per difendere i bimbi che dovessero nascere successivamente. Il parto (ma anche un raschiamento in caso di aborto, oppure le procedure invasive durante la gravidanza) sono occasioni di passaggio dei globuli rossi fetali dal circolo fetale alla madre. In tutti i casi in cui questo passaggio si verifica, tipicamente avviene al parto quando la placenta si stacca e c’è commistione di sangue materno e fetale, l’organismo della madre comincia a produrre anticorpi anti D. Questi anticorpi saranno pronti ad aggredire i globuli rossi fetali di una successiva gravidanza, nel caso in cui il feto fosse Rh positivo. L’azione degli anticorpi è alla base di una gravissima patologia fetale e neonatale che si chiama Malattia Emolitica del Neonato che portava a morte i figli nati da madri Rh negativo, successivamente al primogenito Rh positivo. Tutto questo prima che si scoprisse il meccanismo della distruzione dei globuli rossi del nascituro cioè l’aggressione degli anticorpi della madre sviluppati come stimolo dal primo passaggio nel suo circolo. Mi sento in dovere di ricordare che furono ricercatori illuminati e dedicati alla prevenzione dell’incompatibilità Rh, a trovare la soluzione salva-vita. Che consiste nella famosa iniezione. Cioè iniettare nella madre, in occasione di potenziale ingresso di globuli rossi di feto Positivo nel suo circolo, anticorpi capaci di distruggere proprio questi globuli rossi estranei ed evitare il meccanismo di rigetto delle gravidanze successive alla prima. La malattia emolitica del neonato è stata una calamità per molte famiglie fino agli anni 70 quando, finalmente, grazie alla genialità di alcuni genetisti (cito uno per tutti il mio maestro prof. Giuseppe Morganti) si è potuta debellare. Questo ha significato avere figli in sicurezza per le coppie con incompatibilità Rh, in decenni in cui avere più di un figlio era un forte desiderio. Mi meraviglia a volte sentire esprimere perplessità su procedure preventive che sono garantite alle donne dell’attuale generazione che, senza rendersene conto, pongono in dubbio o addirittura pensano di sottrarsi alla somministrazione di immunoglobuline anti D (entro 72 ore dal parto) come se fosse un’ imposizione arbitraria, un di più. Senza avere la cognizione di quanto sarebbe folle contrastare questa pratica. Invece che esserne riconoscenti. Non mi rivolgo a lei, gentile signora, che giustamente si vuole informare e capire “la testardaggine” del ginecologo e dell’ostetrica nel raccomandare la somministrazione. Mi rivolgo piuttosto alle donne che sembrano “senza memoria” che credono al presente e alle suggestioni della libertà decisionale anche per pratiche che sono protettive e preventive. Del cui valore si parla troppo poco. Cordiali saluti.

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto

Le domande della settimana

Piccolissima con coliche ravvicinate: che fare?

26/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

Non esiste una cura specifica per le coliche dei piccolissimi, che comunque non sono considerate una vera e propria malattia, infatti non è mai stata dimostra in modo scientificamente convincente l'efficacia dei preparati che di solito vengono utilizzati.   »

In spiaggia libera cosa può mangiare una bimba di 11 mesi?

25/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Chiara Boscaro

I cibi da proporre in spiaggia sono numerosi, quindi sotto questo profilo c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una grande attenzione va invece posta all'igiene e alla conservazione degli alimenti.   »

Fratellino di due anni manesco e prepotente con la sorellina di tre anni: che fare?

22/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

Quando i litigi tra due fratelli molto piccoli diventano ingestibili, serve intervenire in maniera decisa per porvi fine drasticamente. Guai, invece, a trasformarsi in spettatori impotenti.  »

Piccola area di mancato accollamento: è bene stare a casa dal lavoro?

20/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

In caso di un mancato accollamento riscontrato con l'ecografia e non associato ad altri sintomi non c'è alcun bisogno di assentarsi da un tranquillo lavoro d'ufficio.  »

Reflusso importante in una bimba di 4 mesi: meglio anticipare lo svezzamento?

18/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

In effetti lo svezzamento può aiutare a gestire i sintomi del reflusso, ma non a risolverli né a prevenirli. Di fatto, l'introduzione di cibi solidi può sì ridurre i rigurgiti per gravità, ma non eliminare il problema poiché l'immaturità del meccanismo fisiologico che sta alla base del fenomeno rimane...  »

Fai la tua domanda agli specialisti