In ansia per quello che non mangerà alla scuola materna

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 31/07/2021 Aggiornato il 03/04/2026

All'asilo i bambini tendono ad accettare di buon grado pietanze che a casa respingono, per imitare i coetanei. L'ingresso in comunità sotto il profilo dell'alimentazione è spesso provvidenziale.

Una domanda di: Angelica
Salve, le scrivo presa dall’ansia dell’eminente inizio del primo anno di
scuola dell’infanzia di mia figlia..
Partendo dal presupposto che sono consapevole di aver sbagliato io per prima
nell’alimentazione di mia figlia, chiedo un aiuto. Mia figlia ha 3 anni, è
altra 93 cm e pesa 14,200 kg. Dall’età dello svezzamento io ho sempre
introdotto ogni tipo di alimento nella sua dieta, dalla pasta, alle
minestre, al riso, alle creme di legumi, alle verdure/ frutta, è sempre
stata restia ad assaggiare cose nuove, però bene o male le ha sempre
mangiate, ma da un anno a questa parte la cosa è diventata sempre peggio, ha
ridotto notevolmente la varietà delle cose che mangia e mangia pure poco. La
sua alimentazione praticamente si basa su: cotolette, pesce, crocchette di
patate o patate di ogni genere, pane, yogurt, spinacine, carne di ogni tipo,
prosciutto cotto e formaggi, latte, biscotti e altro che al momento
mi sfugge. Prima mangiava sempre la pasta in praticamente ogni modo,
ravioli, tortellini, uova, crackers, grissini, marmellata e tante altre cose
che ormai non mangia più. Piuttosto che mangiare preferisce restare a
digiuno, il che mi crea preoccupazione ed io (sbagliando) per non farla
restare digiuna le ho sempre, o quasi, proposto un’alternativa, anche
perché poi diventa assillante dicendomi che ha fame, ma mai cede a mangiare
ciò che le ho preparato a meno che sia quello che vuole lei. Quando ho
chiesto parere mi hanno sempre detto “tu continua a proporre e se non
mangia pazienza”, lo so che sarebbe giusto fare così ma non riesco a
sentirla piangere ore perché ha fame dato che è un bambina abbastanza
piagnucolona. Devo fare veramente così? Ignorare ogni sua richiesta e
proporle altro lasciandola digiuna se non vuole mangiare fino al pasto
successivo? Non ne va della sua salute? Non diventa un trauma? Io ci
tengo che abbia un alimentazione varia ed equilibrata ma non riesco ad
impormi, e forse lei riesce a percepire la mia ansia ed essendo testarda si
punta più di me. Sono disperata, da un lato sono contenta che entri alla
scuola dell’infanzia perché magari lì avendo delle regole ben precise e dei
compagnetti da cui trarre esempio mi aiuterà a correggerla, dall’altra
parte ho paura che faccia come facevo io da piccola: non mangiavo mai nulla
portando così mia madre a togliermi dalla mensa. Spero solo di riuscire a
risolvere questa cosa, d’altra parte anch’io crescendo ho iniziato a mangiare
tutto. Grazie per l’aiuto e scusi per il messaggio esageratamente lungo.

Angela Raimo
Angela Raimo

Gentile signora,
come lei credo un pochino già sappia il problema è suo, non certo della bambina. Lei scrive che sua figlia “ha ridotto notevolmente la varietà delle cose che mangia e mangia pure poco”. Dopodiché aggiunge un elenco di cibi che questa piccola assume che a me sembra più che soddisfacente (se si esclude il fatto che manca la frutta, anche se sono certa sia un’omissione). Lei dice che la bambina “mangia poco” ma il suo peso smentisce questa affermazione, visto che è perfettamente adeguato all’età, come sono certa le abbia confermato il pediatra. Le sue ansie rispetto alla scuola materna non hanno giustificazione, visto che da un lato spesso i bambini cominciano a mangiare pietanze che a casa rifiutano per imitazione e dall’altro mi sembra che nei menù scolastici siano contemplati molti alimenti che sua figlia mangia. Sono sicura che la scuola materna sarà risolutiva per aiutare sua figlia a sviluppare un rapporto sereno e sano con il cibo, mentre quello che accade ora a casa potrebbe aprire la strada al rischio che in futuro questa bambina si trovi alle prese con un disturbo del comportamento alimentare. Il mio consiglio è quello di smettere di preoccuparsi per quello che la bambina mangia: lasci che esprima le sue preferenze, che scelga quello che le piace di più (nell’ambito del buon senso). Gradualmente le offra di nuovo la pasta e il riso (non è necessario che mangi i tortellini), in piccolissime dosi, senza fare pressioni e mostrandosi indifferente se li respinge. E se davvero dovesse ostinarsi nel rifiuto, lasci perdere per qualche giorno poi ci riprovi, sempre a intervalli di un paio di settimane. Del resto nessun adulto è costretto a ingoiare un cibo che non gli piace non vedo perché si debba obbligare un bambino a farlo. Ci pensi: lei forse mangia quello che non le va? Credo di no. Per quanto riguarda la presunta inappetenza di sua figlia, è un falso problema. Mi spiego meglio: a suo avviso sua figlia è inappetente perché non mangia secondo quello che lei vorrebbe. Le cose non funzionano ovviamente così: i bambini mangiano in base alle loro esigenze, che gli adulti devono rispettare. Quello che conta è che la crescita avvenga in modo regolare, senza battute di arresto: ma questo è il pediatra che deve verificarlo. Con cordialità.

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