Ipercheratosi emersa dal pap test: meglio indagare sulla presenza dell’HPV?

Dottor Gaetano Perrini A cura di Gaetano Perrini - Dottore specialista in Ginecologia Pubblicato il 14/07/2023 Aggiornato il 24/06/2026

L'ipercheratosi può essere espressione di un'infiammazione anche lieve, su cui però, a giudizio del medico curante, può essere opportuno indagare per verificare o escludere che sia implicato il papilloma virus (HPV).

Una domanda di: Federica
Buongiorno dottore, ho ricevuto esito pap test che è negativo, nulla di rilevante ma note di ipercheratosi. La dottoressa che mi segue mi ha invitato a fare HPV test per togliere il dubbio che possa essere implicato il papilloma virus. Ma io non ho sintomi, non ho bruciori. Questa ipercheratosi è legata esclusivamente a HPV e se fosse c’è da preoccuparsi? O può darsi sia anche una banale infiammazione trascurata? Grazie.

Dottor Gaetano Perrini
Dottor Gaetano Perrini

Buongiorno signora, il paptest o test di Papanicolaou è un esame che viene utilizzato per lo screening del carcinoma della cervice. Attraverso l’esecuzione sistematica di tale procedura possono essere evidenziati dei precursori della malattia che sottoponiamo a screening (tumore del collo dell’utero). I risultati di tale esame possono essere come noto esame senza alterazioni oppure presenza di alterazioni lievi, moderate e severe (ancora solo precancerose) oppure cellule di tumore. Possono essere presenti anche dei risultati per i quali il patologo non è in grado di dire che l’esame è negativo ma non riesce nemmeno a definire la presenza di anomalie (cosiddette “anomalie di incerto significato”). Esistono poi delle caratteristiche descrittive che definiscono la qualità del campione accettabile o non accettabile e alcuni elementi del tipo di cellularità come quello da lei segnalato (ipercheratosi) che non sono rappresentativi di una patologia in quanto non anomali ma che in alcuni casi possono essere suggestivi di un fatto infiammatorio seppur lieve con ispessimento della mucosa su cui viene effettuato il prelievo. In alcuni casi, in presenza di questi quadri a giudizio del clinico può essere effettuato un approfondimento che valuta la presenza o meno di un fattore di rischio (infezione da papilloma virus) per alterazioni precancerose. Possono esistere infatti dei quadri clinici nei quali il citologico vaginale o paptest risulta negativo pur in presenza dell’infezione da papilloma virus. In questi casi il patologo sul citologico non può vedere il virus ma può talvolta evidenziare degli aspetti che potrebbero essere correlati all’infezione virale e pertanto pone l’indicazione all’esecuzione di un test (genotipizzazione HPV) in grado di definire la presenza o meno del virus e di definirne il genotipo (esistono più di 100 ceppi di HpV) in modo da definire il rischio epidemiologico di sviluppare un’anomalia citologica in base al ceppo riscontrato (HPV ad alto rischio e a basso rischio). Comprenderà quindi che un approfondimento non la deve spaventare ma deve giudicarlo il mezzo indispensabile affinché il medico possa disporre di tutte le informazioni possibili per un miglior progetto di prevenzione ed eventuale cura. Lo screening dei tumori nel tempo, ha abbassato la morbilità (esisti legati alle cure in questo caso mantenimento della integrità anatomico funzionale della cervice uterina e della fertilità nelle giovani donne ) e l’incidenza del tumore per il trattamento precoce dei suoi precursori. Spero con questo di essere stato esaustivo e utile. Cordiali saluti.

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