Linguaggio “povero” a 18 mesi: è il caso di preoccuparsi?
A cura di Daniela Biatta - Dottoressa specialista in Logopedia
Pubblicato il 31/05/2023
Aggiornato il 13/03/2026 È tra i 16 e i 20 mesi di vita che si verifica quella che i logopedisti chiamano "esplosione del linguaggio", caratterizzata da un aumento del numero di parole pronunciate e dalla nuova consapevolezza del loro significato e della loro potenza comunicativa. Il processo può comunque essere favorito in vari modi.
Una domanda di: Beatrice
Salve, mia figlia tra 1 settimana farà 18 mesi è attiva molto sveglia, ha iniziato a camminare a 11 mesi mangia tutto senza problemi, indica le cose,
se vuole qualcosa si fa capire tranquillamente, dice mamma papà, ciao, baubau,boh, chi è, tieni, quando non vuole più qualcosa dice basta. Crede
che mi debba preoccupare se non parla bene o dice solo queste parole ?

Daniela Biatta
Cara mamma,
i criteri per identificare un ritardo di linguaggio sono un vocabolario espressivo limitato (meno di 50 parole diverse) intorno ai 24 mesi e/o l’assenza di linguaggio combinatorio (due parole per formare una frase) a partire dai 30 mesi. Gli studi dimostrano che alcuni bambini con ritardo di linguaggio (bambini parlatori tardivi o late talker, ossia bambini che tra i 24-30 mesi hanno uno sviluppo del linguaggio inadeguato oppure uno sviluppo lento non associato ad altri disturbi), raggiungono nel tempo i livelli dei loro coetanei, mentre altri continuano il loro sviluppo sempre in una posizione di ritardo linguistico.
In questo caso il neuropsichiatra infantile e il logopedista possono attraverso test standardizzati tenere un attento monitoraggio dello sviluppo per identificare al meglio le strategie e i tempi di intervento.
Considerando la variabilità e la continua evoluzione dei bambini in questa fascia di età, può essere opportuno un intervento di promozione e di potenziamento ricordandole che tra i 16-20 mesi si verifica la famosa esplosione del vocabolario nella quale si registra un forte incremento del numero delle parole prodotte, nella quale il bambino diventa consapevole che ad ogni parola corrisponde un oggetto e che può muoversi nel mondo attraverso il linguaggio. Tale intervento è inteso come dinamica comunicativa famigliare, utilizzando nell’ambiente naturale del bambino strategie atte a facilitare lo sviluppo linguistico. È importante che i genitori utilizzino un registro “tutoriale” più centrato sul bambino e in grado di modellarne e facilitarne l’imitazione e l’espansione verbale.
Il modellamento genitoriale nella vita quotidiana è fondamentale. Comunicare per la gioia di comunicare, fare facce buffe, giocare con le filastrocche e con le canzoncine. Le consiglio di leggere libricini alla sua bambina adeguati all’ età quindi libri illustrativi, descrittivi, narrativi coinvolgendola, utilizzando la lettura dialogica ossia prendendo spunto dal suo interesse per coinvolgerla come partecipante attiva in una conversazione sull’immagine del libro e/o sull’argomento. Questo tipo di lettura ha vari obbiettivi tra cui l’aumento del vocabolario.
Dobbiamo essere un buon modello verbale e gestuale, osservando non solo la capacità del bambino di produrre parole ma anche la competenza che ha di decodificare e di comprendere i messaggi verbali e non verbali dell’adulto. Il mio consiglio, vista l’età della sua bambina, è quello di far leva sulle attività quotidiane della sua bambina utilizzandole come spunto di apprendimento del linguaggio, tenendo osservata la sua evoluzione ma non con occhio patologico.
Un abbraccio.
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