Mancanza di autonomia a 41 anni e con un bimbo piccolo
A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria
Pubblicato il 09/12/2025
Aggiornato il 24/02/2026 I disturbi dell'umore sono spesso assolutamente invalidanti per loro precisa caratteristica: non c'è da farsene una colpa, la volontà non c'entra e non basta certo a risolverli.
Una domanda di: Irene
Ho 41 anni e sto vivendo un periodo molto delicato della mia esistenza. Quest'anno è iniziato con una brutta depressione e per concludere il mio compagno mi ha lasciata e mio padre è morto. Ho un figlio di 3 anni e con il mio ex marito ci siamo separati alla sua nascita, dopo una gravidanza travagliata da un DOC (disturbo ossessivo compulsivo n.d.r.) invalidante. Da anni soffro di pensieri intrusivi, ossessioni varie, ansia generalizzata e oscillazioni dell'umore che sfociano in stati depressivi. Questo è il quadro generale che ho voluto premettere per affrontare il vero nocciolo della questione. Mi sono resa conto che ho sempre bisogno di un supporto sia emotivo sia concreto nella vita quotidiana, soprattutto dopo la nascita di mio figlio. Non so cucinare, non sbrigo le faccende domestiche, adesso non lavoro più (ma anche quando lavoravo ero sempre preda di angosce e non ero mai utile). Dalla separazione sono tornata a vivere con i miei e tutto è inesorabilmente peggiorato. Vivo come se avessi ancora 20 anni, tendo a delegare tutto e mi sento molto insicura. Non mi sento in grado di mantenere una routine. Magari per alcuni giorni sono operativa e poi mi lascio andare. Sono seguita da uno psichiatra e da uno psicoterapeuta, ma non ho ben compreso quale sia il mio disagio e se riuscirò mai ad uscirne. Mi sento priva di speranza perché nulla riesce a smuovermi da questa mia immobilità.
Desidero gentilmente un Vostro suggerimento.
Grazie in anticipo.

Angela Raimo
Gentile Irene,
prima di tutto voglio complimentarmi con lei per la chiarezza con cui ha esposto il suo problema e per la correttezza grammaticale del suo scritto: creda non sono così scontate simili né la padronanza della nostra lingua sia la capacità di sintesi, che apprezzo tantissimo. Comprendo profondamente il suo stato d’animo, che ha saputo descrive lucidamente, ma quello che mi manca è sapere che approccio terapeutico stanno seguendo gli specialisti che l’hanno in cura e se lo psichiatra le ha prescritto dei farmaci (ed eventualmente quali e da quanto tempo li sta assumendo). Forse, per lei potrebbe rivelarsi benefico lo yoga così come potrebbe esserle di giovamento l’ipnosi terapeutica mirata al rinforzo dell’autostima e al raggiungimento di una maggiore autonomia. Purtroppo di più non posso dirle a distanza e con così poche informazioni su di lei, sul suo passato, sulla sua vita, sul suo rapporto con i genitori. Voglio però aggiungere che lei è una mamma e questa è una medaglia di cui può fregiarsi: non è vero che lei è inutile, ha fatto qualcosa di straordinario, ha dato una vita … Il mio consiglio è di iniziare a compiere piccoli passi nelle attività quotidiane: un giorno provi a stirare qualche indumento del suo bambino, un altro gli prepari una pietanza semplice, una frittata per esempio, o gli tagli la frutta disponendola nel piatto a formare un disegno (con la banana a rondelle si possono fare buffe automobili), un altro giorno si sieda a disegnare con lui, un altro ancora gli legga una fiaba. Questo può gradualmente aiutarla ad avere una maggiore considerazione di sé. Per finire, ci tengo a sottolineare che disturbi dell'umore sono spesso assolutamente invalidanti per loro precisa caratteristica: non c'è da farsene una colpa, la volontà non c'entra e non basta certo a risolverli e guai a chi sostiene il contrario. Cari saluti.
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