Bisogna sempre distinguere tra "atteggiamento scoliotico" , che non è una patologia, e scoliosi vera e propria. Già nel corso della visita, l'ortopedico può ipotizzare di quale delle due possibilità si tratta.
Una domanda di: Maria Giulia Gentile dottor Palmiero,
ho portato il mio bambino di sei anni dall’ortopedico perché corre con le punte dei piedi leggermente rivolte all’interno, ma lui ha escluso problemi ai piedi. Ha riscontrato invece una forma di scoliosi. Ovviamente non sono un ortopedico ma il bambino “a occhio nudo” ha la schiena drittissima e un portamento armonico. E’ alto 1,22, pesa 22 chili. L’ortopedico non ha comunque suggerito niente di particolare per risolvere la situazione. Il bambino frequenta un corso di “avviamento al basket” dove più che altro corrono e saltano (non volevamo proprio una cosa del genere per lui che sta a scuola otto ore), ma forse è meglio che faccia qualcosa di più specifico? La prego mi dia un consiglio.
Dottor Lucio Palmiero
Gentile Signora Maria Giulia,
la scoliosi è una deviazione permanente della colonna. Nel 75-80% essa riconosce cause genetiche, dunque una familiarità positiva. Trattandosi di una deviazione permanente con possibilità di evoluzione, è possibile riconoscere fin dalla prima visita se si è di fronte a un “atteggiamento scoliotico”, che non è una patologia, o a una scoliosi “vera”. La presenza di un gibbo (schiena incurvata) e/o di una asimmetria (scapole, triangoli della taglia, appiombo del tronco), può esprimere la sua presenza, suggerendo allo specialista di effettuare un approfondimento diagnostico che consiste nell’esecuzione di una teleradiografia della colonna in toto all’inizio e nelle 2 proiezioni standard (di faccia e di profilo).
Trattandosi di una malattia genetica multifattoriale, lo sport non ne condiziona l’insorgenza ed il decorso, quindi nessuna preclusione alla pratica di un’attività motoria. Cordiali saluti
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