Spetta al medico curante stabilire se è opportuno continuare ad assumere uno psicofarmaco in gravidanza ed eventualmente in che dose.
Una domanda di: Giovanna Ho 36 anni, sono incinta e da alcuni anni, a causa di un grave lutto, soffro di disturbo d’ansia e attacchi di panico che controllo con un antidepressivo (principio attivo paroxetina) nella dose di 20 milligrammi al giorno. Senza questo farmaco sto male, ma non so come regolarmi per la gravidanza.
Antonio Clavenna
Gentile signora Giovanna, gli studi sulla sicurezza d’uso degli antidepressivi in gravidanza non hanno finora prodotto risultati conclusivi. Alcuni studi hanno osservato un aumento del rischio di malformazioni, in particolari di difetti cardiaci, non confermato, però, da altre analisi. Sulla base dei dati disponibili, la paroxetina sembra essere il farmaco antidepressivo per cui è più documentata la possibile associazione con un maggior rischio di malformazioni al cuore. In ogni caso, si stima che in 1 neonato su 100 siano presenti difetti cardiaci, indipendentemente dall’esposizione in gravidanza a farmaci; con l’assunzione di paroxetina questa probabilità, anche se aumentata, sarebbe comunque inferiore a 2%. Se assunti nelle settimane che precedono il parto, gli antidepressivi possono causare sintomi di astinenza (per esempio tremori, irrequietezza) nel neonato alla nascita. Si tratta di sintomi temporanei, che in genere scompaiono nell’arco di 2 o 3 giorni e spesso senza bisogno di alcun trattamento. Dal momento che anche depressione e ansia possono avere un impatto negativo sull’andamento della gravidanza e sullo sviluppo del feto, in alcuni casi gli eventuali possibili rischi del trattamento farmacologico sono inferiori ai benefici per la salute della mamma e del bambino, quindi in alcune situazioni il medico ritiene utile che la futura mamma continui ad assumere lo psicofarmaco. La valutazione della terapia (farmaco, dose, durata) deve quindi essere effettuata dal medico che la segue. Le raccomando di attenersi alle sue indicazioni. Con cordialità. Cordiali saluti
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Il fenbendazolo per uso veterinario è simile ai principi attivi antiparassitari impiegati nell'uomo, quindi è improbabile che una sola compressa assunta accidentalmente esponga il feto a rischi. »
La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
In gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, è sconsigliabile assumere i FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) alla cui categoria appartiene anche il principio attivo ketoprofene. »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »