In gravidanza, in seguito a comportamenti che possono aver esposto al rischio di aver contratto la toxoplasmosi è opportuno effettuare lo specifico esame del sangue per escludere che il contagio sia avvenuto.
Una domanda di: Cristina Sono nella 30 settimana di gravidanza, e non ho mai avuto la toxo
ieri a un compleanno c’erano antipasti serviti da un agriturismo.
Nello stesso piatto c’erano salumi e le altre cose.
Io ho mangiato la ricottina e le verdure grigliate.
Mi chiedevo, ma i salumi nello stesso piatto sono stati un rischio?
Ad esempio se avessero urtato la ricotta o le verdure?
Grazie anticipatamente.
Dottor Gaetano Perrini
Buongiorno signora, l’argomento da lei trattato è molto comune nel corso di una gravidanza. Non aver contratto in fase pre gravidica la toxoplasmosi la espone a un potenziale rischio.
Come è noto questo rischio si riduce mangiando cibi cotti, ovvero non consumando le carni crude e gli insaccati, lavando con cura gli alimenti crudi utilizzando Amuchina, evitando di mettere le mani direttamente nella terra che potrebbe contenere il toxoplasma, e non avendo alcun contatto con gli escrementi dei gatti (cassettine), il cui intestino è considerato serbatoio naturale della malattia. Questo comunque vale soprattutto per i gatti randagi molto meno per i gatti di casa alimentati con cibi sicuri e con a disposizione una lettiera cambiata spesso. L’infezione può riguardare tutto il periodo della gravidanza con delle difficoltà nelle prime settimane per una corretta diagnosi in relazione ad una possibile infezione peripreconcezionale e nell’avere la certezza che tale infezione sia effettivamente antecedente il concepimento.
In linea di principio se viene fatta precocemente la diagnosi (attraverso l’esame del sangue noto come “toxo test”) è necessario iniziare una terapia antibiotica specifica (rovamicina).
Nel suo caso la possibilità che quanto lei ha mangiato fosse contaminato dal contatto di una fetta di salume è a mia avviso remota tuttavia le suggerisco di effettuare la titolazione degli anticorpi a distanza di circa 2/3 settimane dall’evento (dopo una ventina di giorni sarebbe l’ideale) e qualora risultasse la presenza di anticorpi IgM (che sono i primi a essere prodotti, subito dopo il contatto con il microorganismo) di consultare subito un centro di riferimento per le malattie infettive in gravidanza attivo nella sua zona, iniziando eventualmente la terapia con l’antibiotico specifico. Sperando di esserle stato utile, la saluto con cordialità.
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