Un ragazzo di 12 anni è troppo chiuso in se stesso e parla pochissimo. I genitori si chiedono come comportarsi. Risponde la dottoressa Paola Rolando
Una domanda di: Marta
Buongiorno
sono preoccupata per mio figlio di 12 anni. È molto introverso, chiuso e non parla di quello che gli succede. Anche quando viene sgridato pesantemente dal padre, non risponde, si chiude nel suo mutismo e non parla. Non porta nemmeno rancore, lascia sfogare i genitori e poi sorride come prima, è come se si chiudesse dietro a un muro e non permette a nessuno di oltrepassarlo. Come fare per farlo aprire di più? Per avere un varco in questo muro? cordiali saluti.
Gentilissimi genitori,
vostro figlio sta iniziando la fase evolutiva detta adolescenza, ‘la più delicata delle transizioni’ la definiva Victor Hugo. È un periodo caratterizzato da cambiamenti profondi, sia dal punto di vista fisico che emozionale e comportamentale durante il quale i ragazzi affermano la propria identità e si fa forte in loro il bisogno di indipendenza e autonomia. Ai genitori spetta il compito, non sempre facile, di comprendere e incoraggiare i propri figli in modo che possano allontanarsi, poco alla volta, dal contesto familiare per diventare degli adulti sicuri e responsabili. La famiglia permane, comunque, il più importante punto di riferimento, di sostegno affettivo e di formazione anche se l’adolescente sente il bisogno di un proprio spazio riservato in cui tenere per se emozioni e sentimenti. Questo atteggiamento di distacco fa parte del normale processo di crescita. Sarebbe bene, dunque, non forzare eventuali momenti di chiusura (specie se lo si fa con insistenza o, peggio ancora, con rabbia) per non correre il rischio che i ragazzi sprofondino in un ostinato mutismo.
Se il genitore sa porsi in empatia col proprio figlio ovvero sa mettersi nei suoi panni, capire i suoi stati d’animo e i suoi pensieri riuscirà senz’altro a trovare il momento giusto per instaurare un buon canale comunicativo che sfoci nella confidenza e nel dialogo costruttivo. Continuate a trasmettergli i vostri valori senza eccessive prediche, incoraggiatelo a fare le sue scelte, fategli sentire che siete alleati e non nemici da combattere e tenete presente che vostro figlio ha, adesso più che mai, bisogno di avere accanto delle ‘figure di attaccamento’ capaci di essere presenti nei momenti di difficoltà. Un atteggiamento basato sul rispetto reciproco e la comprensione, non potrà che favorire l’autostima del ragazzo e l’affermazione di se nella società adulta.
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