A cura di “La Redazione”Pubblicato il 31/12/2017Aggiornato il 16/06/2026
Il pianto che reclama il latte è vigoroso, con accenti disperati ed è comunque legato all'intervallo di tempo trascorso dalla
poppata precedente.
Una domanda di: Roberta Il mio bambino è nato il 18.09.2017. Pesava 3280 alla nascita, alla dimissione 3002; ora 5040. Mi vergogno, ma ancora non capisco bene se piange per fame o sonno. Ride a tutti,
piange poco, si muove molto, succhia le manine (e non capisco se lo fa per sperimentare o fame). Mi potete dare una mano ?
Stefano Geraci
Cara mamma,
è normale avere dei dubbi (anzi, sono segno di intelligenza!), tuttavia di sicuro il suo istinto la sa guidare per il meglio, come conferma il fatto che l’andamento della crescita del suo
piccino è perfetto. Per quanto riguarda il pianto, quello da fame è vigoroso, con accenti disperati ed è comunque legato all’intervallo di tempo trascorso dalla
poppata precedente. E’ ovvio che se piange così dopo 30 minuti dalla poppata è più probabile che sia disturbato da un ruttino o non riesca a prendere
sonno piuttosto che abbia ancora fame. Succhiarsi le manine, specialmente in un allattato al seno che non
prende il ciuccio, consente di dare sfogo all’istinto di suzione, proprio dei lattanti, ma è ovvio che se il bambino lo compie dopo varie ore dall’ultima
poppata potrebbe esprimere che ha fame. In questa eventualità la suzione delle mani è comunque rabbiosa e si conclude entro pochi minuti cedendo il posto al pianto (ovvio, dalle manine non esce il latte!). In generale, visto oltretutto che il suo è un bimbo socievole e curioso, le consiglio di usare per lui la sdraietta, che gli consente di guardarsi attorno, limitando di
giorno la permanenza nella carrozzina e nella culla, che non permettono di osservare il mondo circostante. Con cordialità.
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