Può essere verosimile che l'irrequietezza, il pianto inconsolabile, i continui risvegli notturni di un lattantino siano dovuti alle cosiddette "coliche gassose": spetta al pediatra curante diagnosticarle e poi indicare la cura che meglio si adatta al singolo caso
Una domanda di: Natalia Buongiorno, neonato 4 mesi e mezzo, dalla nascita piange quasi sempre, non vuole dormire e dorme male di notte. La cosa che preoccupa è il suo comportamento – per addormentarsi va frenato, bloccato perché sbatte le gambe e braccia e non riesce a calmarsi. Se cullato si mette a piangere e cerca di liberarsi ma crolla. Se invece cerco di addormentarlo da sdraiato – sbatte la testa a destra e a sinistra in continuazione ed alza e butta giù le gambe sbattendole sul letto. Poi dormendo si sveglia ogni 40 minuti circa alzando le gambe e non riuscendo più a posarle. Quindi di notte io non dormo ed ogni 40 min sono vicino a lui con il ciuccio, calmando le gambe e braccia sperando che continua a dormire. Non riesce neanche a svegliarsi bene perché alza le gambe, non le posa più, si sforza con la voce per un po’ con gli occhi chiusi e poi piange. Vorrei capire se questi comportamenti possono esserci dei segnali che qualcosa non va? Rachitismo, autismo, pressione intracranea, encefalopatia? Grazie.
Claudio Migliori
Buongiorno,
i comportamenti che lei descrive non sembrano rientrare in un quadro clinico relativo a una patologia definibile. Ciò anche per via del fatto che le difficoltà manifestate dal bambino sono pressoché esclusivamente notturne. Mi risulta, quindi, difficile pensare a qualche malattia silente di giorno e manifesta con il buio.
Tutto ciò ad eccezione delle cosiddette “coliche gassose”, che tendenzialmente tendono a comparire nel tardo pomeriggio e si prolungano fino a notte inoltrata, con intensità sintomatologica estremamente variabile. Tale situazione può essere facilmente diagnosticata da una valutazione clinica pediatrica ed esistono varie soluzioni, sia farmacologiche che no, che possono alleviare il disagio nei bambini affetti. Questa condizione, inoltre, tende a scomparire autonomamente entro i 6 mesi di vita.
Qualora, però, non si riuscisse a chiarire, anche mediante l’uso di una terapia “ex adiuvantibus”, l’origine del quadro succitato, mi permetterei di consigliare di sottoporre il bambino ad una visita neurologica pediatrica (visita NPI), con lo scopo di indagare più approfonditamente sia l’aspetto medico che l’eventuale presenza di qualche forma di disagio ambientale.
Cordialmente.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
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