Piscina: prima sì, dopo no. Che fare?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 28/02/2018 Aggiornato il 28/02/2018

Un bambino di tre anni deve sperimentare il più possibile, è bene non imbrigliarlo in un'attività strutturata, come può essere un corso di nuoto, se non ne ha voglia. Vale anche se all'inizio è stato lui a chiedere di andarci.

Una domanda di: Lia
Buongiorno dottoressa Raimo,
mio figlio 3 anni e 4 mesi, al suo primo anno di scuola materna, ha iniziato
da qualche mese ad esplicitare desideri chiari e precisi: mi porti a vedere la neve? Quando mi porti a cavallo? E così via … Alcune richieste si ripetono saltuariamente, altre sono state molto insistenti. “Mi porti in piscina?” è stata una richiesta per molto tempo inascoltata (2 mesi circa), anche perché ho sempre pensato fosse troppo piccolo per un impegno fisso di lungo periodo,
costoso in termini energetici ed anche economici. Lo sport è un gioco a questa età, mi dicevo, fino a quando l’ho portato a fare una prova ed è
stato un bimbo esemplare, felicissimo. Non contenta dopo due settimane (e
stessa richiesta insistente) gli ho fatto fare una seconda prova. Esiti
ottimi: è rimasto da solo con il maestro senza fare storie, doccia da
solo senza una lacrima, così mi sono mi sono convinta: l’ho iscritto per un trimestre.
Minimo richiesto dalla palestra ahimè. Oggi, dopo solo 3/4 lezioni (una volta alla settimana) si è rifiutato di andarci. Mi ha detto di essersi stancato e di non
volerci andare più. Mi sono molto sorpresa considerando la felicità con cui
aspettava il martedì, con cui preparavamo la borsa! So che è piccolo e
non gliene faccio una colpa. Vorrei sapere solo se devo arrendermi oppure
insistere, magari lasciare passare qualche settimana e riprovarci.Devo
riportarlo alle sue “responsabilità”: fargli rispettare un impegno o
questo potrebbe essere controproducente per il futuro e il suo amore per lo
sport?
Chiarisco che non ho mai spinto mio figlio a far nulla che non mi chiedesse
lui, che è un bambino autonomo, con una proprietà di linguaggio evoluta; è
curioso, ama sperimentare, è fisicamente forte, ed è socievole. Molto
attaccato alla mamma. Il mio unico cruccio è quello di aver provato nelle due ultime lezioni ad
utilizzare quei suoi 50 minuti di piscina per andare in palestra. Mio figlio, non vedendomi sugli spalti seduta a guardarlo con gli altri genitori, ha pianto e messo il muso (ma apparentemente tutto è finito quando è uscito dall’acqua). Può questo mio piccolo egoismo aver inciso sulla sua serenità
rispetto alla frequentazione della piscina? Posso o devo costringerlo a tornare in piscina almeno
un’altra volta?
E in generale, avrei dovuto ignorare la sua richiesta sin dal principio?
Grazie mille

Angela Raimo
Angela Raimo

Cara mamma, il suo bambino ha solo tre anni! Anche se si dimostra entusiasta nei confronti di una particolare attività non significa che questo sia espressione di un’autentica propensione per quella attività. Ma è ovvio che sia così: a tre anni l’istinto suggerisce di sperimentare ed è giusto dare spazio a questo impulso, senza però pretendere che l’esperienza con cui il bimbo dimostra di volersi misurare si trasformi in un impegno strutturato, come lo può essere un corso in piscina. Le sconsiglio dunque di insistere in qualunque modo affinché continui frequentare il corso e di servirsi di quanto accaduto come esempio di come un bambino tanto piccolo possa cambiare gusti e idee da un momento all’altro. A tre anni si è troppo piccoli per decidere e, quindi, è un errore concedere a un bimbo di questa età di farlo. Nel caso specifico della piscina, l’ideale sarebbe stato accompagnarlo qualche volta, senza istruttore, magari per fare il bagno con lui. Quello che dice è vero: lo sport deve essere affrontato e vissuto in forma assolutamente ludica per tutta l’infanzia. Per quanto riguarda il fatto che lei si è allontanata dagli spalti, non credo sia stata questa la ragione che ha fatto disamorare suo figlio nei confronti della piscina (credo gli sarebbe venuta a noia comunque) tuttavia rimanere a guardarlo sarebbe stato senz’altro meglio: non gli sarà, infatti, piaciuto trovarsi in un ambiente non del tutto familiare (in fondo frequentava da poco) e non vedere la mamma dopo averla cercata con lo sguardo. Cara mamma, mi permetto di aggiungere che a volte commettiamo l’errore di considerare i nostri bambini più grandi della loro età e, di conseguenza, di nutrire nei loro confronti aspettative che non potrebbero mai e in nessun caso soddisfare proprio per mancanza di strumenti cognitivi ed emotivi adatti. E se è sbagliato volerli tenere eternamente piccoli lo è altrettanto giudicarli più grandi di quello che in realtà sono. Spero di esserle stata d’aiuto, mi scriva ancora se vuole. Con cordialità.

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