In gravidanza, quando il tampone vaginale rileva un'infezione da ureaplasma è prudente effettuare una cura antibiotica basata sull'antibiogramma.
Una domanda di: Giancarlo Farà un certo effetto, ma non sono una mamma in apprensione bensì un neopapà. Da qualche giorno abbiamo scoperto che mia moglie è risultata positiva all’ ureaplasma con un valore di >1.000.000. Dal momento del concepimento non abbiamo avuto più alcun tipo di rapporto sessuale ma ha sempre sofferto di fastidiose perdite e bruciori nella zona pelvica. Varie ricerche ed esami non avevano mai portato a problematiche batteriche. Ora siamo terrorizzati, la mamma è al sesto mese e per quanto io cerchi di rincuorarla, sono preoccupatissimo. Leggendo in rete ho letto di svariate problematiche che potrebbero insorgere al bimbo. Come ci consiglia di comportarsi? Gentilissima.
Anna Maria Marconi
Gentile papà, la letteratura scientifica sull’effetto che una infezione vaginale da ureaplasma possa avere sull’esito della gravidanza non riporta risultati conclusivi. Si parla di parto prematuro e di rottura delle membrane anzitempo ma l’evidenza che un trattamento sia efficace non è certa, poiché potrebbero essere presenti altri fattori di rischio. Tuttavia, credo sia più prudente effettuare una cura antibiotica basata sull’antibiogramma che immagino sia stato fatto insieme al prelievo microbiologico. Andrà poi verificato a distanza di una decina di giorni dalla fine della terapia, se il tampone vaginale si è negativizzato e se i sintomi sono scomparsi. Mi tenga aggiornata, se lo desidera. Con cordialità.
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