Psicofarmaci e gravidanza

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 31/03/2021 Aggiornato il 29/05/2026

Anche in gravidanza è fondamentale non trascurare il dosaggio degli psicofarmaci, che devono essere assunti nella quantità minima efficace.

Una domanda di: Grazia
Salve, sono Grazia. Sono incinta di 32 settimane. Soffro di disturbo

ossessivo compulsivo. Appena ho scoperto di essere incinta a 6 settimane ho sospeso
Anafranil 75 mg e scalato Quietiapina da 150 mg a 50 mg. Sto continuando ad
assumere 50 mg di Quietiapina alternandola a periodi con 25 mg per tutta la
gravidanza. Che rischi corre il mio bambino? Può avere conseguenze nel tempo? Il
rischio di malformazioni è alto? Cerco di tenere bassa la terapia anche se è
difficile. Sono molto spaventata. Le ecografie sono buone. Grazie e saluti.

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve cara signora, immagino la fatica di proseguire la gravidanza togliendo completamente un farmaco (Anafranil, o Clomipramina, in effetti non è di prima scelta nè in gravidanza nè in allattamento) e riducendo anche il dosaggio dell’unico farmaco residuo (Quetiapina, che invece è compatibile sia in gravidanza che in allattamento se si resta entro i 100 mg/die di dosaggio).
Non essendo psichiatra, tengo a dire che qualsiasi aggiustamento di terapia va ovviamente concordato con lo specialista che la segue.
Le segnalo però quanto segue:
– per il disturbo ossessivo-compulsivo è possibile assumere Venlafaxina (anche a dosaggio pieno: in gravidanza i farmaci sono eliminati più rapidamente e si distribuiscono in un peso corporeo maggiore) oppure un farmaco della famiglia degli SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina)
Tra i farmaci SSRI di prima scelta in gravidanza e allattamento abbiamo la Sertralina, il Citalopram e la Paroxetina.
In ogni caso, è fondamentale non trascurare il dosaggio di questi farmaci: in gravidanza si consiglia di assumere il “dosaggio minimo
efficace”, ma questo non significa che le dosi di farmaco debbano essere ridotte rispetto al dosaggio normale dell’adulto
Teniamo presente che, una volta intrapreso il trattamento, occorreranno 2-3 settimane perché il farmaco sia pienamente efficace…motivo per cui secondo me non è prudente sospenderlo durante la gravidanza ma casomai dopo il parto…specie se si tratta di un primo figlio i cambiamenti a cui si va incontro dopo la nascita sono davvero parecchi!
– Con l’Anafranil sono state riscontrati in maggior frequenza difetti congeniti cardiaci (soprattutto a carico del setto interatriale e/o interventricolare) per cui potrebbe essere utile valutare con il curante ginecologo l’utilità di effettuare un ecocardiogramma fetale (in esenzione M50, motivata da esposizione periconcezionale a farmaci).
In ogni caso, va detto che la probabilità di malformazioni nella popolazione generale è dell’ordine del 3-4% e che quelle cardiache sono anche le più frequenti tra le malformazioni, tra l’altro sempre più suscettibili di correzione chirurgica.
Infine, immaginando che l’ansia non la stia aiutando a vivere bene l’ultima fase della sua gravidanza, vorrei dirle di cercare una brava ostetrica che possa affiancarla ora e soprattutto al parto (in alcuni ospedali è possibile essere seguiti “privatamente” da un’ostetrica al momento del parto). Una simile scelta potrebbe aiutarla a non avere paura dell’avventura che è il mettere al mondo un figlio…glielo auguro di cuore!
Spero di averla aiutata, cordialmente.

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