Fortuna vuole che esistano psicofarmaci compatibili sia con la gravidanza sia con l'allattamento quindi non ha veramente alcun senso suggerire alla futura mamma che soffre di ansia, attacchi di panico, depressione di non curarsi.
Una domanda di: Valentina Sono alla 24^ settimana di gestazione, ho sofferto qualche anno fa di attacchi di panico ed ansia generalizzata curati con paroxetina 20 mg al giorno. A settembre abbiamo deciso di provare ad avere il secondo figlio, dopo 2 aborti, l’ultimo dei quali al 5⁰ mese. Sospendo la terapia ed aspetto 2 gemelli, a dicembre perdo un gemello e da lì il declino della situazione. Ho contattato il mio psichiatra di fiducia che mi ha dato melatonina e samefast up integratore, ma non sta sortendo effetto. Io sto davvero male, mangio poco, ho perso interesse per ogni cosa nella vita, mia figlia, mio marito, le uscite, il cibo. Lo psichiatra mi ha detto che vuole evitare farmaci per paura di complicazioni alla nascita, ma io sono esausta, non vivo più bene, anzi non vivo affatto. È solo un piangere costante e paura di ogni cosa.
Grazie.
Elisa Valmori
Gentile Valentina,
sono un po’ sconcertata da quanto mi riferisce rispetto alla decisione del collega psichiatra di sospendere il farmaco e lasciarla in balia della sua sofferenza dal momento che la paroxetina è un principio attivo non solo privo di rischi malformativi sul feto ma anche con minimi effetti collaterali sul versante materno, tanto che è tra i farmaci di scelta sia in gravidanza sia in allattamento per trattare patologie di tipo ansioso e/o depressivo. Questo che le sto dicendo è confermato ampiamente da numerosi articoli reperibili nella letteratura scientifica. In alternativa, potrebbe utilizzare la sertralina invece della paroxetina, sempre impiegando un dosaggio adeguato a contenere i sintomi ansiosi e/o depressivi. In gravidanza i farmaci vengono eliminati con notevole rapidità quindi è opportuno non essere troppo parsimoniosi nei dosaggi, se non vogliamo che la mamma viva i mesi dell’attesa come un incubo. Sono più che convinta (e lo ripeto spesso) che il bambino sta bene se sta bene la sua mamma e che in gravidanza i cambiamenti cui si va incontro sono tali e tanti che è prudente in casi come il suo mantenere un sottofondo di cura con psicofarmaci, riservandosi la possibilità di sospenderla NON CERTO PRIMA ma casomai dopo il parto, ad allattamento bene avviato…quindi senza alcuna fretta. Mi auguro di vero cuore di averla rincuorata assicurandole che non è affatto opportuno rimanere in balia del suo malessere senza fare nulla. Può sicuramente mostrare questa mia al collega psichiatra, il quale se non fosse convinto della mia risposta può non esistare a contattarmi: gli dica pure che sono a sua disposizione. La abbraccio con affetto.
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