Mamma in gravidanza in crisi

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 20/01/2014 Aggiornato il 17/06/2026

Mi chiamo Francesca, ho 28 anni e sono al terzo mese di una gravidanza non presa benissimo purtroppo. La prima bimba si chiama Agata e ha 20 mesi... Risponde: Dottoressa Alessandra Varotto

Una domanda di: fairlyfra
Gentile dottoressa,
intanto mi presento: mi chiamo Francesca, ho 28 anni e sono al terzo mese di una gravidanza non presa benissimo purtroppo. La prima bimba si chiama Agata e ha 20 mesi. Sono un po’ in crisi come mamma e donna in generale. Partendo dal presupposto che lavoro… Agata va all’asilo nido la mattina, ma intanto vorrei rendere più partecipe il papà e cercare di renderlo più presente per aiutarmi. Il problema è che se ci sono io Agata vuole solo me. Se è sola con il papà, appena se ne accorge piange (e già questo mi dispiace) ma poi è brava con il papà. All’asilo va molto volentieri. Ora in previsione del nuovo arrivo qualcosa dovrà cambiare. Agata dorme in camera nostra con il lettino di fianco al lettone con una sbarra abbassata…
Non so da dove partire a cambiare piano piano qualcosa e vorrei essere aiutata… Ringrazio anticipatamente. Francesca

Dottoressa Alessandra Varotto
Dottoressa Alessandra Varotto

Cara Francesca,
scherzosamente le posso dire che i piccoli dell’età di Agata si comportano come se dicessero: “Intanto dico no, poi ci penso”. A volte l’espressione del pianto, ma anche lo stesso “abuso” della negazione… è solo un primo modo superficiale di interagire; altre volte si è di fronte a un atteggiamento realmente di contrasto alle regole familiari che può mettere i genitori in serie difficoltà. In questo comportamento la maggioranza degli studiosi (soprattutto di orientamento psicanalitico) vede una modalità differente d’interazione di mamma e papà e di sperimentare le proprie capacità di cura verso la prole. Si tratta, in altre parole, di “ruoli” differenti e complementari dei due partner, che percorrono il duro cammino verso l’autonomia affettiva, emotiva e sociale del/i proprio figlio/i.
In concreto, la funzione simbolica del padre – poiché rappresentante della Legge – appare particolarmente “incisiva ” (nel periodo dei 2 anni ma anche oltre) rispetto alla funzione materna e permette il passaggio dal registro del “bisogno” a quello del “desiderio” . In termini più semplici, il papà è quella parte della coppia genitoriale chiamata a favorire il processo di separazione dalla diade materna, garantendo le condizioni necessarie affinchè il/la figlio/a acceda alla esplorazione più ampia del mondo e delle persone.
In virtù di tali considerazioni, mi sento di sostenere con lei l’importanza di favorire il riconoscimento di uno spazio di cura (fisica e psicologica), più ampio e allargato in cui legittimare la componente paterna quale elemento fondamentale nella organizzazione psichica della bambina.
Vorrei, infine, spendere una nota sulla questione del tempo che a mio avviso non va trascurata. Quasi certamente, occorrerà attendere qualche mese, affinchè Agata superi, in un certo senso il suo “negativismo” verso il padre, per accedere alla fase imitativa e identificativa con lui ma anche con le altre figure di riferimento. Si tratterà di un periodo particolarmente lento e certamente non privo di difficoltà per la bambina, mamma e papà.
Sperando di aver messo un po’ di rassicurazione in merito ai cambiamenti che toccheranno tutta la famiglia di qui a qualche mese … le invio i migliori auguri e la invito a tenermi aggiornata sulla situazione.

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