Non è certo l'ideale venire a contatto con lo sporco di piccione, che è un concentrato di germi, soprattutto se eseguendo le operazioni di pulizia si solleva il guano polverizzato con il pericolo di aspirarlo infettandosi. Meglio sarebbe usare acqua bollente e candeggina prima della scopa.
Una domanda di: Lili Sono alla 6 settimana di gravidanza. Oggi ho dovuto pulire un balcone
imbrattato di guano di piccione. Era ridotto davvero male, calcolando che da
più un anno non veniva pulito.
Ho usato mascherina chirurgica e guanti, facendo molta attenzione ho prima
scrostato il più grosso, spazzandolo poi via con la scopa. Ha fatto
sicuramente polvere. Poi ho lavato con candeggina e acqua bollente.
Ho letto molti rischi sull inalazione di spore contenute in questo
escrementi e sono preoccupata circa le protezioni adottate, non so se sono
state sufficienti.
La ringrazio in anticipo per la risposta.
Elisa Valmori
Salve signora, in effetti sarebbe stato opportuno PRIMA lavare con candeggina e acqua bollente e POI rimuovere il guano di piccione in modo da non liberare nell’aria sotto forma di aerosol un vero e proprio concentrato di germi. Meno male che indossava la mascherina (per quanto quella chirurgica sia certamente meno efficace rispetto ad una mascherina ffp2 o ffp3)! Per approfondire i potenziali rischi dell’esposizione al guano di piccione, la rinvio a questo dettagliato articolo.
Ci tengo a precisare, però, che la gravidanza non equivale ad uno stato di immunodepressione, quindi non si è automaticamente più a rischio di ammalarsi in caso di esposizione ai germi. Si può dire che in gravidanza il sistema immunitario sia più sollecito verso i batteri (come ad esempio Escherichia Coli o Salmonella), meno verso i virus (ma anche qui ci sono delle sorprese: le donne in gravidanza sono più a rischio di polmonite in caso di sindrome influenzale ma non hanno rischi aggiuntivi in caso di infezione da Sars-CoV-2). Questa differenza è legata agli aggiustamenti che il sistema immunitario deve fare per poter “tollerare” il feto che ha metà patrimonio genetico estraneo a quello materno.
Nel suo caso specifico, c’è da augurarsi che avendo svolto l’operazione all’aperto e con mascherina, lei non abbia inalato una carica elevata di spore. Casomai insorgessero dei sintomi simili a quelli descritti dal collega Pregliasco (tosse, febbre, dolori muscolari, stanchezza, cefalea…) prima di pensare all’ormai onnipresente Covid, bisognerà escludere anche la triade criptococcosi, psittacosi e istoplasmosi.
Spero di esserle stata di aiuto, capisco di non riuscire a tranquillizzarla completamente ma…direi che il piccolo che aspetta fortunatamente non è in pericolo.
Resto a disposizione se desidera per ulteriori chiarimenti, cordialmente.
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