Una domanda di: Federica
Mia figlia Margò ha 12 anni, è una bambina asmatica allergica a cane, gatto e graminacee, soffre di frequenti bronchiti asmatiche ed a marzo ha avuto la polmonite ed è in cura con Aliflus 25/125 per l'asma.
All'inizio di dicembre ha avuto un raffreddore e le è iniziata questa tosse secca, continua e stizzosa che non è più passata. Ha già fatto 2 cicli di antibiotico (zitromax e amoxicillina), cortisone ed ora sta facendo la cura per il reflusso (omeoprazolo e gastrotuss). Ha fatto RX al torace ed è negativa. Ha fatto la fibroscopia a metà dicembre, le hanno trovato un edema alla laringe posteriore. Di giorno tossisce continuamente, alla sera quando si stende ci mette molto ad addormentarsi, di notte ogni tanto dà qualche sporadico colpo di tosse, ma appena si alza alla mattina riprende a tossire ripetutamente. A settembre ha avuto la mononucleosi, l'adenomesenterite e le è iniziato questo mal di testa quasi quotidiano. A novembre ha avuto la coprostasi. Da settembre ha nausea continua. Come possiamo ridurre la tosse?
Grazie.

Giorgio Longo
Cara signora,
considerata la tosse secca persistente da quasi due mesi e in base agli accertamenti fatti (Rx torace in primis), alle terapie che continua a fare inutilmente (cortisonici inalatori per l’asma) e che ha già attuato senza risultato (antibiotici, e farmaci antireflusso), ma anche per l’età di Margò, la mia ipotesi, della quale avrei una ragionevole certezza, è che si tratti di una tosse di tipo psicosomatico. Il cessare della tosse quando dorme ne è la controprova. In altre parole è un tossire non legato ad un problema “organico”, ma ad una causa emotivo/comportamentale che la fa soffrire e dalla quale non sa come uscire. Alla stessa causa riporterei anche gli altri disturbi associati (mal di testa e nausea). Consideri che all’età di sua figlia questi problemi sono diventati la prima causa di accesso ai servizi sanitari o Pronto Soccorso. Il da farsi non è sempre banalmente risolutivo, ma è fondamentale entrare in questa realtà per poterla aiutare abbandonando la ricerca di una “malattia” che spieghi il tutto. A volte basta parlare e cercare di comprendere il o i motivi del disagio, altre volte bisogna farsi aiutare da un neuropsichiatra infantile. Segnali quanto le ho scritto al suo pediatra e dia a lui la mia disponibilità a parlarne anche telefonicamente. Cari saluti.
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