Rapporti difficili tra mamma e figlia dopo l’arrivo del fratellino

Dottoressa Paola Rolando A cura di Dottoressa Paola Rolando Pubblicato il 08/06/2020 Aggiornato il 23/06/2020

Far sentire il primo figlio molto amato è l'imperativo categorico quando in casa arriva un altro bambino. Solo così gli si può evitare l'angoscia di credere che i genitori non lo vogliano più.

Una domanda di: nonna Anna
Gentilissima dottoressa Rolando, sono la nonna della piccola Sofia 3 anni a luglio.
Quando sono gradita vado a trovare mia figlia e i nipoti che abitano lontano.
L’ altro giorno, durante una mia visita ho assistito ad una scena terribile: premetto che a dicembre è nato Cesare e mia figlia lo tiene costantemente in braccio, creando gelosia nella piccola. Ad un rimprovero della mamma, Sofia le ha tirato un gioco senza colpirla, la reazione di mia figlia è stata terribile: per punirla le ha buttato via un altro gioco. La sofferenza di Sofia è stata enorme, tanto che ha fatto la pipì nelle mutandine. Questi episodi vanno avanti dalla nascita di Cesare. Io sono sconvolta e non so come spiegare a mia figlia che sta provocando un grosso danno a Sofia. Mi aiuti la prego, mia figlia vuole fare tutto da sé. Distinti saluti.

Paola Rolando
Paola Rolando

Carissima signora Anna,
la nascita di un fratellino o di una sorellina può scatenare nel primogenito una rosa di emozioni come la gelosia, l’insicurezza, la paura che si manifestano con comportamenti di disagio e ostilità.
Alcuni bambini possono regredire in età e abilità già acquisite, possono chiudersi in se stessi o diventare dipendenti in maniera eccessiva dai genitori con richieste esagerate di coccole, contatto fisico e continuo bisogno di rassicurazioni. Per questo è, ora più che mai, importante che la mamma sia affettuosa, accogliente, presente con Sofia e lei fa benissimo, cara nonna, a cercare in tutti i modi di aiutare sua figlia e la sua nipotina a trovare un armonico equilibrio nella nuova situazione.
In effetti può bastare poco: provi a suggerire a sua figlia di ritagliarsi un piccolo spazio da dedicare esclusivamente a Sofia, per esempio portando solo lei con sé a fare la spesa o leggendole una fiaba (tra l’altro leggere le favole con mamma o papà crea un forte legame empatico tra genitori e figli), mentre Cesare viene affidato per quel breve arco di tempo al papà o a lei, quando potrà esserci.
Sua figlia dovrebbe tenere a mente che all’origine delle piccole intemperanze di Sofia, come può essere scagliare un giocattolo, c’è l’angoscioso timore che l’arrivo del fratellino le abbia fatto perdere irrimediabilmente l’affetto dei genitori. E’ un sentimento confuso, difficile da focalizzare per una bimba di tre anni ed è foriero di ansia e di dolore.
Occorre tempo, in genere dai sei agli otto mesi perché i bambini interiorizzino la presenza del nuovo nato e durante questo processo naturale il ruolo dei genitori e anche dei nonni, se e quando possono essere presenti, è fondamentale per permettere che tutto avvenga senza grossi scossoni emotivi.
Ogni occasione deve essere buona per manifestare alla piccola il vostro affetto e rassicurarla: farla sentire amata è la chiave da utilizzare anche e soprattutto nei momenti più delicati, più difficili, più irritanti.
Momenti che, se ben gestiti, possono creare l’opportunità di instaurare con la bambina un legame esclusivo che porrà le basi per un rapporto sereno e favorevole che si protrarrà per tutta la vita.
Sofia ha solo bisogno di essere ascoltata e compresa, di ricevere cure e attenzioni e di sentirsi sempre e ancora di più amata.
Non tema di dirlo a sua figlia che, creda, già lo sa nel suo cuore, ma forse, come spesso avviene, in questa fase così delicata, non riesce a metterlo a fuoco.
Vorrei concludere, suggerendo a sua figlia di provare a mettersi nei panni di Sofia e, per comprendere appieno quello che la piccola sta provando, immaginare come reagirebbe lei se suo marito portasse a casa un’amante e pretendesse di poter vivere tutti e tre felici e contenti sotto lo stesso tetto! Il paragone è un po’ forte, ma creda il sentimento di gelosia tormenta allo stesso modo, qualunque sia l’oggetto: un figlio, un genitore, un marito. Mi permetto di aggiungere che forse le reazioni di sua figlia sono espressione di un temporaneo abbassamento del tono dell’umore, dovuto alle modificazioni ormonali che caratterizzano il puerperio: se anche lei, cara nonna Anna, pensa che la mia ipotesi (solo un’ipotesi, ripeto!) possa avere un qualsiasi fondamento non esisti, con tutto il tatto e la delicatezza possibili, a suggerire a sua figlia di discuterne con le ostetriche del reparto di maternità in cui ha partorito: loro in questi casi sanno offrire il consiglio e il supporto migliori. Mi scriva ancora se lo desidera.
Cari saluti.

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