Rischio elevato emerso dal Bi-test: fare o no la villocentesi?
La decisione di sottoporsi o non a villocentesi spetta alla donna, che dovrebbe prenderla dopo aver riflettuto su quale sia la propria priorità: evitare il rischio a cui espone l'indagine oppure avere certezze maggiori sulla salute del feto.
Una domanda di: Barbara
Salve dottoressa, ho 39 anni, alle 12^ settimana ho fatto il NIPT test con risultati di basso rischio (offerto gratuitamente dalla regione Emilia Romagna) e il test combinato che è risultato ad alto rischio trisomia 21 con valore 1:216 , translucenza normale 1:2. Mi consigliano villocentesi ma io non so se me la sento di sottopormi a un esame così invasivo e rischioso. Mi può dare un consiglio? Grazie mille in anticipo.

Faustina Lalatta
Gentile signora Barbara, il suo quesito è tutt’altro che banale! Vediamo insieme perché. Come quasi tutte le gestanti che non hanno specifici fattori di rischio, anche lei ha deciso di sottoporsi allo screening non invasivo del primo trimestre. Con questa procedura ha ottenuto una definizione del rischio che il nascituro presenti una delle principali e più frequenti anomalie cromosomiche (NIPT) o che presenti una o più malformazioni gravi (Bi-test). Questi due accertamenti sono andati bene entrambi, sebbene i valori del Bi-test, a causa dei parametri biochimici e della sua fascia di età, abbiano definito un valore (1/250) meno rassicuranti del previsto. O di quanto lei si aspettava di ottenere. Cosa accade ora? Lei è costretta ad esprimere un giudizio e a intraprendere una scelta. Il giudizio consiste nel valutare se questi parametri probabilistici (basso rischio della NIPT e rischio elevato del Bi-test) le consentono per essere serena. La decisione consiste nel decidere come completare il percorso della valutazione fetale. Da un lato si prospetta la procedura invasiva che, pur esponendo la gravidanza ad una probabilità di perdita fetale (anche se bassa), le può dare una diagnosi cromosomica completa, dall’altro si prospetta il controllo ecografico. Cioè la prosecuzione del percorso non invasivo. Questo percorso non può fornire mai una diagnosi definitiva, ma può identificare segni sospetti che suggerirebbero di effettuare un prelievo invasivo per eseguire approfondimenti. Il rischio residuo che il nascituro abbia un difetto congenito al termine dei controlli non invasivi normali è circa il 2%. Il rischio residuo dopo la normalità della diagnosi citogenetica invasiva ed ecografica è circa 1%. Come vede non vi sono differenze clamorose. Quindi è una scelta che può affrontare anche senza aver bisogno di un mio consiglio. Ascoltando il suo desiderio di sicurezza e valutando se si vuole o no accettare una certa incognita. Cordiali saluti.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto
Sullo stesso argomento
27/02/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Marina Baldi Il NIPT (Non Invasive Prenatal Test), che consiste nell'analisi del DNA del feto individuato nel sangue della madre, pur essendo un test di screening ha un'affidabilità molto alta, quindi effettuarlo può offrire informazioni sulla salute del bambino ancora più precise del bitest. »
11/11/2025
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Laura Trespidi Un rischio intermedio richiede un'indagine di approfondimento per escludere la trisomia 21 (sindrome di Down). »
27/09/2024
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta Il risultato che si ottiene dal bi-test ha un valore predittivo, cioè una probabilità di essere "vero" del 90%. Infatti, al test combinato sfugge il 10% degli embrioni con la sindrome di Down. Il test del DNA fetale circolante nel plasma materno porta il valore predittivo dello screening dal 90 al 99%,... »
18/06/2024
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta Non si deve mai effettuare il test del DNA fetale PRIMA del Bi-test perché diversamente nel caso in cui il secondo evidenzi un alto rischio di anomalie non individuato dal primo diventa più difficile stabilire se fare o no l'amniocentesi. »
22/05/2024
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta La scelta di fare l'amniocentesi spetta esclusivamente alla donna che, comunque, dovrebbe tenere conto del fatto che solo questa indagine può escludere con sicurezza la sindrome di Down, segnalata in maniera probabilistica dal riscontro ecografico di un osso nasale molto piccolo (ipoplasico) rispetto... »
Le domande della settimana
09/03/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Elisa Valmori Se il test di gravidanza è negativo si può escludere la gravidanza, tuttavia le irregolarità mestruali non possono essere automaticamente attribuire alla premenopausa se la donna non ha neppure 40 anni. »
09/03/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Elisa Valmori ll tampone vaginale e cervicale si può certamente effettuare in gravidanza senza alcun rischio, anzi, in caso di infezione è fondamentale sapere quale sia il germe implicato per poter procedere con la terapia farmacologica più adatta. »
02/03/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Elisa Valmori Concepire con una sola tuba aperta è possibile, a meno che anche questa non sia interessata da un'alterazione funzionale (eventualità che non è possibile stabilire). »
23/02/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottor Leo Venturelli I latti vegetali, quelli che si trovano negli scaffali del supermercato, a base per esempio di avena o soia o cocco, hanno composizione e calorie non in linea con le raccomandazioni delle società scientifiche, quindi non vanno bene per i bambini piccoli. »
Fai la tua domanda agli specialisti