Rottura del sacco in 27^ settimana: occorre stare per forza in ospedale?

A cura di Augusto Enrico Semprini - Professore specialista in Ginecologia Pubblicato il 28/09/2023 Aggiornato il 11/03/2026

Vi sono dati nella letteratura scientifica secondo cui è possibile effettuare le cure a domicilio anche in caso di rottura prematura del sacco amniotico. Ma spetta ai medici stabilire se, nel caso particolare, può essere opportuna o no questa scelta.

Una domanda di: Mia
Sono a 27 settimane + 2 giorni, sono ricoverata per aver rotto il sacco e perso liquido amniotico. Stiamo facendo antibiotico in vena (3 al giorno), 2 per via orale, abbiamo fatto anche bentelan per maturazione polmoni feto, liquidi per drenarmi. Più eparina e prontogest. Purtroppo però ho paura degli aghi, e ho le braccia rovinate dalle continue flebo. C’è una terapia alternativa? Senza dover fare per forza antibiotico in vena? Almeno per consentire alle vene e braccia di ripristinarsi? Inoltre, le perdite sono diminuite. Ci sono giorni che non ci sono proprio. Dovrò restare in ospedale fino alla fine? Perché non so come arriverò emotivamente al parto dal momento che sono in un ospedale civile, dove non c’è una doccia, c’è una via vai, non riesco a dormire, a mangiare, ad andare in bagno… non c’è modo di fare la terapia a casa? Grazie anticipatamente.

Augusto Enrico Semprini
Augusto Enrico Semprini

Cara Mia, io penso che potrebbe discutere con i miei colleghi una scelta di vita domiciliare con terapia antibiotica per via orale e controlli clinici periodici. Vi sono dati della letteratura scientifica che indicano questa possibilità come ugualmente cautelativa della degenza ospedaliera. È necessario un accordo e uno scarico di responsabilità dei curanti perché sa che nel nostro paese qualsiasi evento avverso è colpa del medico a cui poi viene rimproverato di non essere stato abbastanza cauto, scrupoloso e attento. Io rimango dell’opinione che tutte le scelte cliniche debbano essere discusse tra medico e paziente e decisa insieme una via di cautela, buon senso ma che anche tenga conto degli aspetti psicologici che le lunghe degenze comportano. Ad esempio, dal mio punto di vista sono convinto che l’ambito domiciliare renda l’attesa che la gravidanza prosegua fino ad epoche più adeguate al parto, meno faticosa per la paziente e che la situazione infettiva ospedaliera possa essere più lesiva, per germi multi resistenti presente nelle corsie, di quanto non sia affrontare il periodo a casa. Ma è necessario un colloquio con i suoi curanti, rispettare le decisioni che li coinvolgono da un punto di vista clinico come si faceva una volta, tenendo un po’ meno conto dell’aspetto medico legale come il paese ha ormai scelto di fare. Io le sono accanto nella sua attesa di un trattamento più attento a tutti gli aspetti che le ho prima elencato. Mi faccia sapere. Cari saluti.

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