Se allattare diventa un sacrificio conviene smettere?

Dottor Leo Venturelli A cura di Dottor Leo Venturelli Pubblicato il 18/02/2021 Aggiornato il 18/02/2021

Dopo i sei mesi di vita, quando inizia lo svezzamento, continuare ad allattare al seno è la migliore opzione per il bambino, a patto però che la mamma desideri farlo.

Una domanda di: Valentina
Buongiorno, sto allattando il mio secondogenito di 7 mesi. Vorrei smettere
(gradualmente partendo da adesso) in modo da togliere completamente il seno
a 8 mesi. Mi sento però in colpa a farlo in quanto gli unici motivi che mi
spingono a farlo sono egoistici cioè vorrei poter intraprendere una seria
dieta dimagrante (ho già perso tutti i chili di questa gravidanza ma ne ho
altri 7 da perdere e so che non posso fare grosse diete in allattamento)
potermi fare la permanente ai capelli, non stare sempre attenta a cosa
mangio. La mia prima figlia l’ho allattata per 13 mesi e appena ho
smesso sono rimasta incinta del mio secondo figlio quindi sono anni che tra
gravidanze e allattamenti non mi sento “padrona” del mio corpo. Dato che
però mi sento in colpa a smettere, e dato che in ogni caso avrei smesso a 12
mesi, vorrei sapere i benefici di continuare l’allattamento per 4 mesi in
più, in modo da capire se il mio sacrificio vale la pena, o se , in caso
per soli 4 mesi non cambia molto, se posso decidere più serenamente di
smettere di allattare a 8 mesi. Grazie.
Leo Venturelli
Leo Venturelli

Gentile signora,
prima di risponderle desidero precisare che in allattamento si può tranquillamente dimagrire, anzi si riesce più agevolmente a smaltire i chili di troppo, basta ovviamente eliminare i dolciumi, ridurre i grassi animali, assumere un ragionevole numero di calorie giornaliero e fare movimento, per esempio camminare a passo sostenuto per almeno 35 minuti al giorno. E’ questa la migliore attività per perdere peso in modo armonico, con l’ulteriore vantaggio di poterlo fare portando con sé il bambino che può solo ricevere beneficio dalle passeggiate all’aria aperta. Del resto qualsiasi nutrizionista competente non potrà che suggerirle diete poco drastiche per evitare tutti i rischi a esse legati, primo tra tutti recuperare in breve i chili perduti.
In allattamento si possono inoltre fare tinta e permanente, purché si utilizzino prodotti a marchio Ce, provenienti da industrie cosmetiche di comprovata serietà. Nessun cosmetico in commercio approvato dalla Ue è tossico né in allattamento né in gravidanza. Per quanto riguarda la scelta degli alimenti, guardi che in allattamento si può mangiare assolutamente tutto: solo l’alcol è vietato tassativamente. Certo è raccomandata un’alimentazione sana, ma questo vale sempre, anche al di fuori dell’allattamento. Si tratta di una regola da seguire se ci si tiene alla propria condizione fisica oltre che alla linea. Posto tutto questo, l’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce che i bambini vengano allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi e che successivamente l’allattamento materno prosegua, integrato con cibi solidi, fino a quando mamma e bambino lo desiderano. In questa indicazione c’è la risposta che cerca. Allattare oltre i sei mesi, possibilmente fino all’anno di vita è una buona cosa, ma nessuno la obbliga a farlo se non ne ha voglia. Le mamme che vanno avanti ad allattare per puro dovere, senza più avvertire il piacere di questo contatto così particolare, hanno una sufficiente ragione per smettere, anche se è vero che per il bambino il seno della mamma continua a essere la migliore opzione. I benefici dell’allattamento dopo i sei mesi di vita sono innegabili e molti di questi sono di natura psicologica, ma se la mamma offre il seno malvolentieri probabilmente inficia alcuni di questi. Sospenda l’allattamento se ha voglia di farlo (in relazione all’eventualità di continuare parla addirittura di “sacrifio”), ma quando lo farà non si crogioli nel senso di colpa perché davvero sarebbe inutile per non dire dannoso per il suo equilibrio. Al riguardo credo che valga la seguente massima: se sta bene la mamma sta bene anche il bambino. Va detto che una scelta, qualunque essa sia, comporta sempre una piccola quota di rinuncia a qualcosa, sta a lei e solo a lei valutarne la convenienza non sulla base di regole prestabilite ma secondo il suo sentire, secondo quanto giudica meglio per sé e per il suo piccolino. Con cordialità.

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