Si può misurare il fischio nell’orecchio?

Dottor Aldo Messina A cura di Dottor Aldo Messina Pubblicato il 05/10/2017 Aggiornato il 15/11/2019

Con i moderni audiometri è possibile misurare l'intensità dell'acufene, anche se in realtà una simile indagine non è particolarmente utile.

Una domanda di: Lucia
Caro dottore, c’è la possibilità di misurare l’intensità dell’acufene? Mio marito ne soffre e vorrebbe almeno togliersi la soddisfazione di sapere a quanti decibel arriva il fischio che lo tormenta…
Grazie
Aldo Messina
Aldo Messina

Cara signora,
i moderni audiometri, gli strumenti utilizzati dai medici specialisti in audiologia e otorinolaringoiatria al fine di valutare la capacità uditiva degli esaminati, possiedono specifici programmi per misurare, oltre che la frequenza e l’intensità dell’acufene, anche la sua “mascherabilità” e la durata di quest’ultimo effetto(inibizione). Il test appena descritto è detto acufenometria. Devo dire che, pur essendo un esame molto richiesto dai pazienti, a mio avviso non è molto utile, anche perché l’intensità e la frequenza dell’acufene possono variare, nello stesso soggetto, nel corso della giornata. Per poter effettuare l’acufenometria è necessaria la collaborazione della persona, che deve segnalare quale livello sonoro, tra una serie di toni che vengono sottoposti alla sua attenzione, si avvicina di più a quello dell’acufene. Eseguendo questo esame si evidenzia che, spesso, l’intensità dell’acufene oltrepassa di pochi decibel la soglia uditiva del soggetto. Si dimostra così che la tolleranza al rumore prodotto dall’acufene, di fatto modesto se misurato in decibel (spesso meno di quello di una zanzara), varia moltissimo da persona a persona: c’è chi avverte un fastidio insopportabile e chi invece riesce ad adattarsi. Del resto, la percezione dei suoni non è un’esperienza fisica (“acustica”) ma “psicoacustica”, conseguente pertanto agli effetti che determina il suono che “entra dentro di noi”. Un’ esperienza questa che non solo è del tutto personale ma è anche influenzata dalle circostanze e soprattutto dall’attenzione prestata nel determinato momento. A quest’ultimo proposito in ambito medico (in realtà audio-psicologico) si parla di “effetto cocktail party”. Durante una festa, un cocktail, tutti ridono, parlano a voce alta e vi è una musica di sottofondo. In questa circostanza se entriamo in sintonia, a tu per tu, con il nostro partner (in senso comunicativo), sarà possibile concentrarci, prestare maggiore attenzione, solo sulla sua voce, escludendo gli altri suoni che in realtà in termini fisici sono più intensi. L’apparato uditivo è pertanto in grado di sintonizzarsi sui suoni ai quali noi desideriamo prestare la massima attenzione. Seguendo questa teoria si dimostra che la percezione dell’acufene è spesso conseguente di una maggiore attenzione a suono che produce. ecco allora che sarà possibile imparare a convivere con l’acufene, abituandosi, con specifici esercizi, a escludere il suo suono, a non farci caso. Naturalmente per raggiungere questo obiettivo serve affrontare un particolare programma “educativo”, di cui occorre parlare con lo specialista da cui si è in cura. Cari saluti.

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