Si sente abbandonato il bimbo che non dorme in braccio?
A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria
Pubblicato il 27/04/2023
Aggiornato il 17/03/2026 Si può escludere che un bambino svegliandosi nel suo letto si senta abbandonato in quanto impara presto che basta piangere (o emettere qualche versetto) per far accorrere la mamma o, comunque, l'adulto che si occupa di lui.
Una domanda di: Carmela
Sono la mamma di una creatura meravigliosa che sta per compiere il quarto mese. Ho abituato mio figlio a dormire tra le mie braccia perché l’istinto mi ha guidato e mi sta guidando anche ora. Succede però che a volte si è stanchi e nel momento in cui lo adagio dolcemente nel lettino si sveglia dopo qualche minuto. Mi chiedevo se cognitivamente il piccolino possa avvertire l’abbandono quando non mi vede nel momento del risveglio. Grazie anticipatamente.

Angela Raimo
Gentile signora, credo che la natura, che pure fa le cose per bene, non abbia previsto che una donna dopo aver avuto un figlio lo debba tenere perennemente in braccio per tutto il tempo in cui dorme visto che, specialmente nei primi mesi di vita, le ore di sonno di un bebè sono molte di più di quelle di veglia. Diventare madre non può e non deve impedire lo svolgimento di qualunque altra attività paralizzando accanto al nuovo nato … Quando un bambino molto piccolo si sveglia, se non vede la mamma o il papà accanto a sé, non si traumatizza affatto ma “si dà da fare”, utilizzando il pianto come mezzo per richiamarla o richiamarlo. Piange per farsi prendere in braccio, quindi mangiare, essere cambiato o semplicemente per ricevere carezze e attenzione. Più avanti, i più tranquilli e allegri si limitano a lallare e a gorgogliare, usando questi suoni (ascoltando i quali per primi si divertono) per far accorrere l’adulto. Direi di lasciar perdere il concetto di “sentirsi abbandonato”, non è opportuno che attribuisca a suo figlio sentimenti ed emozioni che un bambino amato e curato (nel significato più nobile del termine) come lo è il suo si può escludere che avverta. Il mio consiglio è di vivere questa maternità con più leggerezza, affidandosi certamente all’istinto, ma evitando di ricercare in quello che fa risvolti e conseguenze di ordine psicologico che non hanno fondamento e rischiano di rendere la relazione-madre e figlio più complicata di quanto in realtà sia. Cari saluti.
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