Sintomi importanti a meno di due mesi dal parto (eppure è tutto a posto)

A cura di Dottoressa Cristina Maggioni Pubblicato il 22/11/2023 Aggiornato il 22/11/2023

Quando tutti i controlli medici effettuati dopo la nascita del bambino hanno evidenziato che tutto va bene, ma la neo mamma nutre ancora preoccupazioni sulla propria salute perché accusa sintomi che potrebbero tranquillamente rientrare nella categoria dei disturbi psicosomatici, può diventare opportuno pensare che si trovi in uno stato emotivo alterato, dovuto proprio al modo in cui ha affrontato il parto.

Una domanda di: Antonella
Salve dottoressa, innanzitutto le faccio una panoramica della mia situazione. Ho partorito il mio bimbo di 3,900 kg il 4 ottobre, parto naturale con solo un punto di sutura. Post parto ho avuto le lochiazioni che mi sono durate per circa 30 giorni e il 7 novembre ho effettuato la visita di controllo dal ginecologo che mi ha confermato che tutto è tornato al suo posto. Le scrivo perché da ieri (quindi siamo dopo i 40 giorni post parto) sto avendo piccole perdite ematiche e fisicamente mi sento a pezzi (mal di schiena e un mal di testa che mi fa sentire stordita, un mal di testa leggero). Mi chiedevo se potesse essere inizio di capoparto, preciso che al momento faccio allattamento misto. Ho tante ansie e paure e la mia ipocondria non aiuta certamente ma vorrei essere “tranquillizzata” in un certo senso perché ho sempre paura che possa avere problemi dì salute gravi… Grazie se vorrà rispondermi.
Cristina Maggioni
Cristina Maggioni

Gentile Antonella, avere delle perdite ematiche durante l’allattamento può succedere e se, come dice nella lettera, è stata appeno controllata ed è stato controllato l’utero con una indagine ecografica e si è visto che l’utero non presenta ritenzioni placentari, non c’è nulla da temere. Mi preoccupo però delle sue ansie e paure, perchè,quando una mamma è troppo presa dalle sue preoccupazioni, è meno attenta al segnali che manda il suo bambino che sono fondamentali per il suo sviluppo armonico. Quella che viene definita come una “sintonizzazione”, (gli inglesi parlano di “tuning”) tra la mamma e il bebè rischia di non realizzarsi perché per mettersi in sintonia con i messaggi che il bambino manda bisogna avere la mente sgombra, libera e serena, non concentrata solo su quello di brutto che potrebbe accadere. Solo così ci si può mettere appunto in ascolto e permettere che tra mamma e bambino si instauri un dialogo provvidenziale. Solo così di volta in volta la mamma può comprendere le ragioni del suo pianto: fame, sonno, noia, fastidio e così via. Antonella, lei non ci dice nulla del suo parto se non l’aspetto strettamente medico. Non fa invece parola di come lo ha vissuto, cosa ha rappresnetato per lei questa esperienza sia in termini di dolore fisico sia sotto il profilo psicologico. Ricordo che dalle nostre ricerche, condotte all’ospedale Buzzi di Milano con il dipartimento di Psicologia clinica dell’Università Cattolica, era emerso che il 70 per cento (pensi un po’!) delle mamme, dopo un parto medicamente andato bene, presentava sintomi di schock post traumatico, come dopo un terremoto o un attentato. Questa condizione è appunto caratterizzata da ansie, paure immotivate, incubi, instabilità emotiva. Purtroppo la maggioranza dei medici e delle ostetriche non sa diagnosticarla né tantomeno aiutare la donna a fronteggiarla. Fortuna vuole che, nella maggioranza dei casi, a tre mesi dal parto lo schock sia superato, tuttavia questo primo trimestre di vita è decisivo per il bebè, quindi è importante cercare di controllare i propri timori (se infondati) e i cosiddetti pensieri parassiti (quelli che alimentano le preoccupazioni) cercando di razionalizzarli e non di abbandonarsi all’impulso di cedervi. Non è facile, certo,ma ci si può riuscire soprattutto quando si riesce ad acquisire la consapevolezza che possono essere conseguenza dello squilibrio emotivo causato dal parto quando vissuto come traumatico. Cari saluti.

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