Un pappagallo che si accoglie in casa richiede di essere controllato a intervalli regolari dal veterinario, per escludere che possa diventare portatore di malattie.
Una domanda di: Anna Siamo in attesa di ricevere un pappagallo da un allevamento e contemporaneamente ho scoperto di essere incinta. Mi chiedevo se il pappagallo potesse vivere in casa con noi dopo aver fatto tutte le visite ed analisi dal veterinario che escludano malattie infettive. Certamente mio marito se ne prenderebbe cura.
Fabrizio Pregliasco
Gentile signora, il pappagallo per essere considerato un animale domestico sicuro sotto il profilo igienico-sanitario deve prima essere attentamente valutato da un veterinario. La malattia che può trasmettere, se infetto, si chiama psittacosi ed è causata da un batterio, la Clamidia psittaci. La trasmissione avviene attraverso il contato diretto con feci, urina, secrezioni respiratorie, piume di un pappagallo che è portatore dell’agente infettivo. Questo uccello può, inoltre, essere infestato dalle pulci, che possono essere vettore di parassitosi (vermi). Diciamo che quando si accoglie un pappagallo in casa è opportuno sottoporlo a controlli regolari, e questo vale anche quando in casa arriverà il bambino. Per il resto, le consiglio di parlare con il suo veterinario che è la figura più adatta per darle maggiori delucidazioni. Con cordialità.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Le tinte per i capelli attualmente in commercio, se certificata dal marchio CE, non sono affatto dannose in gravidanza, con o senza ammoniaca che siano. Possono quindi essere impiegate in tutta tranquillità. »
Le larve che possono essere presenti nella marmellata non sono velenose quindi la loro assunzione accidentale (per quanto possa essere poco piacevole dal punto di vista psicologico) non espone a rischi. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
Il rischio che la sindrome di HELLP insorta nella prima gravidanza si sviluppi anche nella seconda è stimato, nella letteratura scientifica, intorno al 12-20 per cento. »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »