SOS crisi di pianto inconsolabile
A cura di Giorgio Longo - Professore specialista in Pediatria
Pubblicato il 23/11/2020
Aggiornato il 10/04/2026 Una volta appurato che il lattante piange per via delle "coliche dei tre mesi", non resta che attendere pazientemente che le crisi a poco a poco diminuiscano fino a sparire. Nella certezza che le sue urla disperate sono espressione di forza e di salute.
Una domanda di: Lucia
Salve, ho una bimba di un mese. Da 4 giorni il pediatra le ha cambiato latte. Per coliche forti dopo le poppate e inizio diarrea. Anche se è
aumentata 900 gr in quasi un mese. I primi due giorni dopo il cambio di latte niente coliche. Ora invece coliche dopo ogni poppata non dorme bene, si
lamenta tanto e piange. In 4 giorni il peso è stabile non è aumentata. Cosa mi consigliate?

Giorgio Longo
Gentile signora,
la sua bambina ha le così dette coliche gasose o anche chiamate “coliche del primo trimestre” perché se ne andranno progressivamente passato il terzo-quarto mese. Si tratta di un problema molto comune, chi più o chi meno tutti vi si trovano alle prese. Certamente quando più sono frequenti e insistenti tanto più mettono a dura prova i genitori: il pianto può infatti essere inconsolabili, e il tempo durante il quale si manifestano con grande intensità piuttosto lungo. Detto questo è importante escludere che non siano espressione di alcuna malattia: spetta al pediatra curante verificarlo (come penso nel suo caso sia accaduto, dal momento che lo ha consultato). Una volta appurato che sono prorpio coliche non c’è alcuna terapia efficace per contrastarle: occorre attendere pazientemente che si risolvano in modo spontaneo. Il cambio di latte è un passaggio tipico che il pediatra propone, probabilmente più per far qualcosa e prendere tempo che per convinzione che possa servire. Poi è anche vero che sia inevitabile cercare di fare qualcosa perché è difficile rimanere con le mani in mano di fronte al pianto strillato di un lattante che oltre tutto tipicamente si accentua verso sera e durante le ore del sonno. Inevitabile prenderla in braccio e cercare di coccolarla; qualche volta la musica ad alto volume, o il rumore ripetitivo della lavatrice sembra funzionare; più spesso efficace fare un giretto in macchina, ma anche questo tutt’altro che comodo, specie d’inverno e a notte fonda. Comunque sia, evitare l’errore comune di continuare a proporle il biberon di latte per il timore che pianga per fame; anzi succede spesso il contrario ovvero che sia proprio l’eccesso di latte a favorire il peggioramento della situazione. Meglio molto meglio (o perlomeno nulla di male) se cercate di abituarla al succhiotto. Ma, detto questo, ricordarsi che prima di tutto che è fondamentale mantenere la calma e la serenità familiare, sapendo che nulla può succedere né oggi, né domani; che i lattanti non sanno piangere “a metà strada” e che la forza del pianto è espressione di forza fisica e assenza di malattia. D’altro canto la crescita di vostra figlia in questo non lascia dubbi. Sarà certamente una bellissima bambina, più intraprendente e intelligente degli altri, un carattere dominante che si fa vedere già da subito. Cari saluti.
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