Una domanda di: Maria
Salve sono a 36+5, dopo una perdita la scorsa gravidanza a 20 settimane per PPROM (rottura prematura delle membrane, n.d.r.). Premesso che non mi sembra vero e sono felicissima, però più mi avvicino al parto più ne ho paura, anzi, a dirla tutta ne sono terrorizzata. Non fanno che raccontarmi esperienze traumatiche, non fanno che apparire sui social esperienze altrettanto traumatiche quasi fosse una gara tra chi ha avuto il parto peggiore e chi è stata più brava. Io non mi sento forte e non mi va di esserlo, non voglio competere con nessuno, vorrei solo passasse in fretta. Però mi sento in colpa, come se il terrore del parto stia compromettendo la gioia di diventare madre... come devo affrontare questa esperienza? C'è da dire che avendone però uno a 20 settimane ho già affrontato un miniparto e tutti mi dicono che un parto è diverso, i dolori son diversi, insomma, invece di incoraggiarmi continuano a tediarmi. Quel travaglio è durato poco e le contrazioni erano insopportabili: solo l'idea che un parto normale sia più lungo e soprattutto l'espulsione è tutt'altra cosa rispetto alla precedente che è avvenuta spontaneamente, inorridisco. Vorrei che qualcuno mi dicesse che sarà come un secondo parto, che sarà, nonostante la durata sicuramente più lunga, simile a livello di contrazioni... non ho potuto fare nemmeno corso preparto perché operata di cerchiaggio e riposo assoluto fino a poco fa. Aiuto!!!!

Angela Raimo
Cara Maria,
avere paura del parto è normale, tutte le donne più o meno la provano e non potrebbe essere altrimenti perché si tratta comunque di andare incontro a un’esperienza molto forte sotto il profilo emotivo e di fatto ignota, anche se ve ne è stata una precedente. La paura è un sentimento naturale e lei, mi creda, riuscendo così bene a focalizzarla e a descriverla, dimostra di aver raggiunto un ottimo grado di evoluzione personale. Così come ogni gravidanza è a sé, ogni parto lo è e questa differenza, se è certo che valga nella stessa donna, immaginiamoci quanto pesi in donne diverse. Ne consegue che ascoltare drammatici resoconti, peraltro enfatizzati e ingigantiti con il supporto dalla fantasia, non serve proprio a nulla, non è propedeutico a niente. Non ho mai capito perché alcune donne decidano di propinare alle partorienti storie raccapriccianti che riguardano il parto, credo che sia per il fatto che così facendo si sentono delle eroine per essersi già misurate con una prova che quanto più viene descritta come terrificante tanto più dà loro gloria e prestigio. Ma le assicuro che il parto terrificante non è. Dunque, non dia spazio ai racconti dell’orrore, si sottragga da questa forma di molestia a cui qualcuno di tanto in tanto la sottopone, non chieda nulla ad altre donne circa il loro parto (tanto si rischia solo di ottenere ricordi diciamo "pompati" un po' come quelli dei pescatori :-). Si concentri, invece, su un’unica grande verità davvero consolatoria: qualunque circostanza è sempre più brutta nell’immaginazione che nella realtà. Al momento del parto lei sarà focalizzata su quello che sta accadendo e sul pensiero che da lì a poco il suo piccino (o piccina?) sarà tra le sue braccia e lei finalmente potrà conoscere, toccare, baciare, stringere l’esserino che più amerà al mondo e che renderà la sua vita più gioiosa e ricca. Partorire è un traguardo straordinario, il dolore si può superare anche chiedendo l’epidurale (ha provato a informarsi?) e poi, comunque, tutto passa piuttosto rapidamente. La fase espulsiva è in genere velocissima e ha dell’incredibile: dopo un secondo dalla nascita il male scompare come se accadesse una magia. Il mio consiglio, per queste ultime settimane, è di coccolarsi, accontentarsi, distrarsi: ascolti la musica, guardi film che la divertono, pensi ai jeans che a breve indosserà di nuovo e magari a un taglio di capelli diverso. Pensi che a breve potrà uscire all'aperto con il suo bambino (o bambina) e che conoscerà altre mamme e farà nuove amicizie. E le assicuro che tra qualche anno ricorderà questo periodo come uno dei più belli della sua vita, ma non potrebbe essere altrimenti, visto che la sta portando a diventare mamma. Le mando i miei più cari saluti. Mi scriva ancora se lo desidera e mi faccia sapere com’è andata.
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