Tic: l’ipnosi regressiva serve?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 16/10/2017 Aggiornato il 06/12/2017

Ricorrere all'ipnosi regressiva per scoprire da dove si originano i tic non è particolarmente opportuno, specialmente in un bambino di 10 anni. Ascolto, affetto, serenità, uniti a un'attenta analisi dei suoi rapporti con scuola, coetanei, familiari in genere bastano a capire il perché del fenomeno.

Una domanda di: Roberta
Mio figlio di 10 anni soffre di tic transitori da un paio d’anni. Ci sono pause molto lunghe tra un periodo e l’altro dei tic. Periodi come un intero anno scolatico senza tic. Ora però sono tornati più evidenti e insistenti di prima e durano da molti mesi. Può l’ipnosi regressiva capire il perché di questi tic? Grazie.

Angela Raimo
Angela Raimo

Gentile mamma Roberta,
non è che abbia un’utilità capire da dove vengono i tic, che sono espressione di un disagio emotivo, quindi non è granché opportuno il ricorso all’ipnosi regressiva. Basta chiedersi se ci sono tensioni nell’ambiente familiare oppure a scuola, oppure se il bambino si trova alle prese con un sentimento conflittuale nei confronti di qualcuno o, ancora, convive con una rabbia che non riesce a manifestare e a cui non sa dare un contorno. L’ipnosi attuata con l’utilizzo delle cosiddette “metafore” che poi sono racconti ad hoc volti a sciogliere eventuali nodi interiori, può rivelarsi di aiuto, così come una tecnica di equilibrio emozionale. Non mi servirei invece di alcuna metodica per farmi dire dal bambino l’origine dei suoi tic, è meglio infatti non indurlo a ricercare il colpevole dei tic. In altre parole, il tic è un segnale di disagio che deve suggerire di modificare qualcosa nel rapporto con il bambino o di cercare che cosa può turbarlo. Va fatto con la massima serenità, senza mostrarsi ansiosi o preoccupati perché, come è ovvio, vedere mamma e papà tesi e angosciati potrebbe peggiorare la situazione. Vicinanza, affetto, comprensione, ascolto (questo soprattutto!) e giusti paletti (le regole, poche, chiare, semplici e inderogabili sono sempre preziose), uniti a un’attenta analisi dei rapporti che il bambino ha con la scuola e con i coetanei e con altre possibili figure di riferimento, per eventualmente porre rimedio a situazioni poco felici, rappresentano il più efficace primo passo verso la soluzione. Consiglierei anche per voi genitori un colloquio con un neuropsichiatra infantile, il quale dopo aver sentito dalla vostra voce il problema e raccolto l’anamnesi famigliare potrebbe decidere di visitare il bambino e successivamente proporre per lui, allo scopo di sostenerlo, una tecnica di rilassamento. Mi faccia sapere, se lo ritiene opportuno. Con cordialità.

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