Timore di non essere RH negativo
A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia
Pubblicato il 07/11/2020
Aggiornato il 10/04/2026 E' davvero improbabile che tre successivi esami del sangue, effettuati per stabilire il gruppo sanguigno, producano per tre volte un risultato sbagliato.
Una domanda di: Laura
Buongiorno dottoressa,
cosa accadrebbe se, dopo aver fatto l’immunoprofilassi per rh negativo della madre, si scoprisse di essere rh positivi? Io per certezza
ho ripetuto 3 volte le analisi con esito sempre 0 negativo.
Grazie

Elisa Valmori
Salve signora, che strana la sua domanda! Guardi, il gruppo sanguigno è informazione molto importante in una donna in gravidanza, infatti rientra tra i primi esami del sangue che vengono prescritti all’inizio dei nove mesi (sempre che non si possegga già un referto del laboratorio con il gruppo “inciso” a chiare lettere). Non direi che sia facile la situazione che lei paventa (ossia di paziente erroneamente ritenuta di emogruppo negativo, che in realtà è positiva) ma anche se accadesse che una paziente di gruppo positivo venisse sottoposta per errore a immunoprofilassi, dubito che correrebbe dei rischi seri in termini di equilibrio emodinamico. Con l’immunoprofilassi vengono iniettati degli anticorpi contro il fattore RH (presente sulla superficie dei globuli rossi un po’ come una bandierina) che per una paziente di gruppo positivo è parte del “self” ossia degli antigeni riconosciuti come propri. Questi anticorpi anti-Rh si localizzerebbero sui globuli rossi della paziente che quindi verrebbero in breve tempo eliminati, dando luogo appunto ad un processo di emolisi. Sapendo che l’immunoprofilassi di solito contiene circa 1500 unità di Immunoglobuline e che 1 millilitro di sangue RH positivo viene neutralizzato da 50 unità di immunoglobuline anti-RH, si deduce che al massimo si tratterebbe di sacrificare 30 millilitri di sangue, quindi una quantità decisamente esigua.
Mi auguro di esserle stata di aiuto, anche se l’argomento non è così semplice da spiegare…resto a disposizione in caso di necessità, cordialmente.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto
Sullo stesso argomento
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Laura Trespidi Nelle prime settimane di gravidanza non è necessario effettuare l'immunoprofilassi anti-D che, invece, si effettua tra la 28^ e la 32^ settimana. »
Gli Specialisti Rispondono
di Professoressa Anna Maria Marconi Le più recenti linee guida suggeriscono di eseguire l'immunoprofilassi con immunoglobuline anti-D a 28 settimane di gravidanza. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta La profilassi anti-D in genere si effettua dopo il parto o eventualmente nel primo periodo della gravidanza, per esempio in seguito a un'indagine prenatale invasiva, come l'amniocentesi. Ma se il curante ritiene opportuno che venga fatta nel terzo trimestre è più che consigliabile avere fiducia nell'indicazione... »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta Se è assolutamente certo che il bambino sia Rh negativo come la madre la profilassi, a cui vengono sottoposte le donne Rh negativo con bimbo Rh positivo, non serve in quanto tra il loro sangue non vi è incompatibilità. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Faustina Lalatta Il sistema immunitario materno non subisce alcun danno in caso di somministrazione della profilassi anti-D. »
Le domande della settimana
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Antonella Di Stefano Non esiste una cura specifica per le coliche dei piccolissimi, che comunque non sono considerate una vera e propria malattia, infatti non è mai stata dimostra in modo scientificamente convincente l'efficacia dei preparati che di solito vengono utilizzati. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Chiara Boscaro I cibi da proporre in spiaggia sono numerosi, quindi sotto questo profilo c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una grande attenzione va invece posta all'igiene e alla conservazione degli alimenti. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Angela Raimo Quando i litigi tra due fratelli molto piccoli diventano ingestibili, serve intervenire in maniera decisa per porvi fine drasticamente. Guai, invece, a trasformarsi in spettatori impotenti. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Elisa Valmori In caso di un mancato accollamento riscontrato con l'ecografia e non associato ad altri sintomi non c'è alcun bisogno di assentarsi da un tranquillo lavoro d'ufficio. »
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Antonella Di Stefano In effetti lo svezzamento può aiutare a gestire i sintomi del reflusso, ma non a risolverli né a prevenirli. Di fatto, l'introduzione di cibi solidi può sì ridurre i rigurgiti per gravità, ma non eliminare il problema poiché l'immaturità del meccanismo fisiologico che sta alla base del fenomeno rimane... »
Fai la tua domanda agli specialisti