E' davvero improbabile che tre successivi esami del sangue, effettuati per stabilire il gruppo sanguigno, producano per tre volte un risultato sbagliato.
Una domanda di: Laura Buongiorno dottoressa,
cosa accadrebbe se, dopo aver fatto l’immunoprofilassi per rh negativo della madre, si scoprisse di essere rh positivi? Io per certezza
ho ripetuto 3 volte le analisi con esito sempre 0 negativo.
Grazie
Elisa Valmori
Salve signora, che strana la sua domanda! Guardi, il gruppo sanguigno è informazione molto importante in una donna in gravidanza, infatti rientra tra i primi esami del sangue che vengono prescritti all’inizio dei nove mesi (sempre che non si possegga già un referto del laboratorio con il gruppo “inciso” a chiare lettere). Non direi che sia facile la situazione che lei paventa (ossia di paziente erroneamente ritenuta di emogruppo negativo, che in realtà è positiva) ma anche se accadesse che una paziente di gruppo positivo venisse sottoposta per errore a immunoprofilassi, dubito che correrebbe dei rischi seri in termini di equilibrio emodinamico. Con l’immunoprofilassi vengono iniettati degli anticorpi contro il fattore RH (presente sulla superficie dei globuli rossi un po’ come una bandierina) che per una paziente di gruppo positivo è parte del “self” ossia degli antigeni riconosciuti come propri. Questi anticorpi anti-Rh si localizzerebbero sui globuli rossi della paziente che quindi verrebbero in breve tempo eliminati, dando luogo appunto ad un processo di emolisi. Sapendo che l’immunoprofilassi di solito contiene circa 1500 unità di Immunoglobuline e che 1 millilitro di sangue RH positivo viene neutralizzato da 50 unità di immunoglobuline anti-RH, si deduce che al massimo si tratterebbe di sacrificare 30 millilitri di sangue, quindi una quantità decisamente esigua.
Mi auguro di esserle stata di aiuto, anche se l’argomento non è così semplice da spiegare…resto a disposizione in caso di necessità, cordialmente.
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