Tradita dal marito durante la gravidanza: tenere in piedi o no la coppia?

Dottoressa Angela Raimo A cura di Dottoressa Angela Raimo Pubblicato il 04/10/2023 Aggiornato il 04/10/2023

Bacchette magiche per consentire alle coppie di risolvere una crisi profonda non ce ne sono, però se esiste ancora amore tra i partner ed entrambi desiderano fortemente salvare il rapporto ci si può riuscire.

Una domanda di: Valeria
Ho 40 anni, sposata da 10 anni, e da un mese ho scoperto che mio marito mi ha tradita negli ultimi 10 mesi. Ho impiegato 20 giorni per ottenere una confessione più o meno completa, ricostruendo e incrociando dati, conversazioni, scontrini, ricordi e tanta insistenza. È cominciata a novembre, quando andava tutto benissimo, avevamo fatto un trattamento di fecondazione assistita ed ero incinta per la seconda volta! Dopo tanta sofferenza … i mesi della gravidanza sono stati tremendi per me, tra iperemesi, sciatica e stanchezza mentale, perdendo 16 chili (perdendo!!!). E mentre io soffrivo lui avviava una relazione con una donna sposata. Era una sua ex amica, di cui nella comitiva avevano sempre parlato male, come di una ragazza incline al tradimento, incrociata in una ludoteca e contattata da lui via social. Secondo la sua versione, su sua insistenza, si erano visti a dicembre e tra scherzo e provocazione era scappato un bacio, poi per qualche mese si erano visti e sentiti un paio di volte al mese, perché lei lavorava tutto il giorno, e poi lei aveva lasciato il lavoro e tra fine febbraio e fine aprile il loro rapporto si era intensificato, con incontri fugaci al mattino, il corteggiamento, le confidenze, la palestra insieme, regali da parte di mio marito, fino a maggio quando da un rapporto di pseudo amicizia condito da baci e scherzi, erano passati a consumare in albergo, 2 volte, la prima in cui lei si era voluta fermare, e la seconda in cui aveva proposto l’incontro ed avevano consumato il rapporto ( questo me l’ho ha confessato, non l’avrei mai saputo che erano stati in hotel ). Dopo quell’evento lui dice di aver capito che era arrivato ad un punto di non ritorno e di averle chiesto di farsi da parte, considerando che anche lei aveva un marito e un figlio e che avevano già oltrepassato il limite. Nel frattempo è nata la mia bimba e lui l’aveva allontanata, poi lei gli avrebbe chiesto di continuare a sentirsi anche solo come amici ed avevano ripreso a vedersi e sentirsi nei ritagli di tempo. Poi ad agosto lei parte per le vacanze tre volte e ad ogni rientro si vedono, lei le porta anche dei souvenir che lui porta a casa. Fa anche dei regali a mio figlio per il compleanno, l’onomastico e alla nascita della bimba. Lui in vacanza mi fa comprare anche un souvenir destinato a lei. Il tutto si interrompe quando gli chiedo il cellulare per fare una foto al tramonto e lui me lo rifiuta. Comincio a tartassarlo di domande e dopo ore, negandomi un eventuale tradimento, mi consegna il suo telefono, su cui ha cancellato tutto tranne due messaggi rimasti nelle note archiviate , uno in cui lui la chiama amore e parla del suo lavoro e un altro più compromettente di maggio dove si evince che avevano litigato, ma lei non ce l’aveva fatta a lasciarlo andare, e lo implorava di tornare con lei, ovvero al suo posto. Non penso li abbia lasciati apposta perché gli conveniva continuare a negare o inventare una qualsiasi scusa, concordata con lei, sminuendo i fatti reali, anziché essere costretto a confessare. E da lì parte la sua confessione, protratta per oltre 20 giorni, quando cercavo di collegare le cose che non tornavano, ora che a mente lucida, riflettevo sui vuoti di quegli ultimi mesi, non più annebbiata dalla tortura della gravidanza. Nell’immediato ho contattato anche lei ma la sua versione è stata che lui era ossessionato da lei, che voleva far fallire il suo matrimonio, che erano stati in hotel quel giorno ma che non era successo niente, che lui le aveva detto che il nostro matrimonio era fallito, che la corteggiava spietatamente, negando regali o interesse da parte sua, pregandomi di non dire nulla al marito che soffriva di cuore. Io da brava persona che sono, non sono andata oltre. Ma ora non vivo più, non credo più a mio marito, non riesco e non voglio perdonarlo… lui mi dice che mi farà da schiavo a vita e accetterà qualsiasi cosa da me, anche la vendetta di un tradimento, che soffre tantissimo e che farà di tutto per ricominciare. Dice che stava passando un brutto momento a lavoro, in cui si sentiva sottostimato, e che parlare con questa donna lo faceva sentire un uomo ancora brillante e di valore, che questa donna lo faceva sentire un super marito e super papà quando le raccontava tutto quello che faceva per la famiglia ( pulire la casa , lavare i bambini, fare la spesa insomma collaborare con me) mentre io davo tutto per scontato e che con lei si sentiva nuovamente apprezzato come persona, poi però le cose erano degenerate e ogni volta che provava a staccarsi, lei lo ricercava con la scusa dell’amicizia. Io sono distrutta e non so a cosa credere e soprattutto cosa fare per il mio futuro, ho un bimbo di 4 anni e una bimba di 3 mesi e non so cosa è meglio per me … Il mio ideale d’amore è stato distrutto e a parte la perdita di fiducia, provare anche solo a perdonare è accettare un amore che non ha mantenuto la sua promessa … e mi vengono in mente anche alcuni suoi comportamenti del passato, sempre sui social a scherzare e a fare complimenti ad altre donne, senza che però io sia riuscita a scoprire altro. Non mi fiderò mai più perché so che non lo merita… non so veramente cosa fare, lui si sta facendo in 4 per dimostrarmi che ha compreso gli errori commessi, è andato da uno psicologo per farsi aiutare a capire di più se stesso e che è sinceramente pentito. Io adesso non ce la faccio a parlarne con nessuno, nemmeno uno psicologo e soffro enormemente per uello che mi è stato fatto, durante un periodo così delicato della mia vita, la gravidanza e nel nostro anno d’oro, i 40 anni e i 10 di matrimonio che ricorrevano qualche giorno dopo la scoperta … l’unica richiesta di aiuto che riesco a fare è questa …
Angela Raimo
Angela Raimo

Cara Valeria, prima di tutto la ringraziamo per la fiducia che ci ha dimostrato confidandoci il suo dispiacere: creda, vorremmo tanto riuscire ad aiutarla e cercherò di farlo per quanto mi è possibile. Quello che più mi ha colpito della sua lettera è il fatto che lei abbia investito così tanto tempo e altrettante energie per “ottenere una confessione più o meno completa” da suo marito, che abbia insistito con forza, tenendo conto di tutti i particolari che avrebbero potuto farle ricostruire il puzzle del tradimento. Ma davvero le serviva tutto questo? Davvero aveva bisogno di una confessione ufficiale per capire che il suo rapporto era in crisi? Io non lo credo: le donne SANNO che qualcosa non va nel loro matrimonio molto prima di scovare prove a supporto di quanto viene suggerito loro dall’istinto. Penso piuttosto che lei, dopo aver chiaramente immaginato cosa era accaduto, abbia voluto iniziare a punire suo marito attraverso interrogatori via via più pressanti. Suo marito ha sbagliato, ovviamente, è venuto meno al patto di fedeltà che avevate stipulato, e in lei, dal momento in cui ha intuito il tradimento, non c’è stato più spazio né per l’amore né per il perdono, né per la fiducia né per la stima. E allora c’è da chiedersi: vale la pena di continuare a stare insieme? Davvero vuole un uomo che si dichiara pronto a essere suo schiavo per tutto il resto della vostra vita? Un uomo che pur di scontare la sua colpa si dice disposto a tollerare, senza opporsi, un tradimento? Un epilogo triste veramente, eppure da quanto scrive a tratti mi sembra che lei sia tentata da questa opzione in quanto le permetterebbe di far espiare a suo marito il torto che le ha fatto. Allo stesso tempo però mi pare di capire che non sia questo che vuole dal suo rapporto di coppia, perché comunque significherebbe trasformarlo in un gioco crudele, in una relazione che fa male a entrambi. Bacchette magiche per risolvere il nodo non ce ne sono, però io le suggerisco una pratica adottata a volte dagli psicoterapeuti: prenda un foglio, lo divida a metà e da un lato scriva i vantaggi (vantaggi emotivi soprattutto, ma anche di natura pratica) di rimanere con suo marito e dall’altro gli svantaggi (inserendo nell’elenco di questi ultimi anche la quantità di rabbia e frustrazione che tuttora sta provando). Al termine dell’esercizio osservi bene l’elenco delle voci, ci rifletta e l’aiuterà a fare chiarezza dentro di sé. Si chieda anche se a un certo punto sarebbe disponibile al perdono. In generale, la ferita che suo marito le ha inferto avrà certamente bisogno di tempo per rimarginarsi, ma lei deve assolutamente volere che succeda e fare il possibile per favorire il processo di guarigione. Se opta per questo, per tenere in piedi il vostro matrimonio, deve davvero rinunciare alle recriminazioni, deve guardare avanti, aiutare sé stessa e lui a ricostruire la coppia che eravate con allegria, leggerezza, ottimismo. Altrimenti, se lei riesce a concentrarsi solo sul suo dolore e sul torto che le è stato fatto è meglio che vi lasciate, perché significa che in lei non c’è più affetto né una vera volontà di concedere alla coppia un’altra possibilità di vivere serenamente e queste mancanze renderebbero la vita un inferno per entrambi. Fermo resta che rimarrete uniti come genitori, che entrambi ci sarete per i vostri due bambini. Ci pensi: se sceglie di restare con lui perché è sicura di amarlo deve rinunciare “a fargliela pagare”, deve puntare solo a stare di nuovo bene con lui e, generosamente, deve anche desiderare che lui a sua volta stia bene insieme a lei: ci vogliono tempo e pazienza ma se è questo che davvero vuole ce la può fare. Diversamente lo lasci andare, perché se non ci sono amore e volontà di stare bene insieme, oltre a fare il proprio male, si rischia di danneggiare i figli che tutto comprendono e a cui il disamore e l’astio che intercorrono tra mamma e papà non sfuggono nemmeno se sono molto piccoli. Rabbia tensione disamore tra i genitori sono destinati a destabilizzare i figli nel profondo. Lei a questo punto si chiederà, mi chiederà: e io?, Io come sarò, per così dire, “risarcita” se decidessi di accettarlo di nuovo come compagno di vita? Non lo sarà, cara Valeria, non nel senso che lei ora intende. Il risarcimento sarà rappresentato dal fatto di essere riuscita a ricostruire, nonostante il dolore subito e la fatica di ricominciare, un rapporto saldo e sano, superando un momento terribile, una crisi di enorme portata. Mi scriva ancora se lo desidera, le sono davvero vicina e creda comprendo profondamente il suo sentire.

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