Tredicesima e quattordicesima: sono un diritto dopo il parto?
A cura di Alessandro Lacchini - Avvocato
Pubblicato il 04/08/2021
Aggiornato il 01/04/2026 I diritti legati al congedo per maternità dipendono strettamente dalla tipologia dell'astensione dal lavoro: obbligatoria, facoltativa, anticipata.
Una domanda di: Francesca
Sono una dipendente di un bar assunta a tempo indeterminato come operaia. Il 19 Giugno ho partorito, e mi chiedevo se avessi diritto o no alla
quattordicesima e alla tredicesima. La mia titolare sostiene di no. Aspetto risposta, grazie.

Alessandro Lacchini
Gentile Signora,
per rispondere al suo quesito occorre in primo luogo chiarire che esistono tre tipologie di astensione dal lavoro per maternità: la maternità obbligatoria, quella facoltativa e, in ultimo, quella anticipata. La prima ricopre un lasso di tempo di cinque mesi, a cavallo della data del parto, la seconda è un congedo di sei mesi da utilizzarsi durante i primi dodici anni di vita del bambino, mentre la terza opera in presenza di gravidanze a rischio o di condizioni lavorative inidonee.
Il diritto alla retribuzione è diverso a seconda che la lavoratrice usufruisca della semplice maternità obbligatoria o della maternità anticipata, ovvero della maternità facoltativa.
Non avendo sufficienti informazioni per capire a quale tipo di astensione si riferisca la sua datrice di lavoro, occorrerà esaminare tutte e tre le situazioni.
Durante il periodo di astensione obbligatoria e anticipata ogni lavoratrice ha diritto a percepire mensilmente dall’INPS una indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera del mese immediatamente precedente all’inizio della maternità, oltre all’80% del rateo di tredicesima e quattordicesima spettante ai sensi del C.C.N.L. applicato.
L’importo – costituito dall’80% della retribuzione mensile e da 1/12 dell’80% della tredicesima e della quattordicesima – viene anticipato, di regola, dal datore di lavoro, che lo riceve dall’INPS e indicato in busta paga.
Nel caso della maternità facoltativa, invece, l’indennità economica erogata dall’Inps è più bassa ed è pari al 30% della retribuzione media giornaliera percepita nel mese precedente l’inizio del congedo, se fruito entro i primi 6 anni di età del bambino. Durante tale periodo la lavoratrice non ha diritto di ricevere dall’INPS né la tredicesima né la quattordicesima mensilità.
La retribuzione riconosciuta dall’INPS, che spetta indistintamente a tutte le lavoratrici madri nei casi di astensione obbligatoria, anticipata e facoltativa nelle misure sopra descritte, può poi essere integrata dal datore di lavoro, se ciò previsto dal CCNL applicato, sino alla concorrenza massima di un importo pari al 100% della retribuzione percepita in precedenza.
Lei non precisa quale sia il contratto collettivo applicato al suo rapporto, pertanto non posso dirle se le spettano altre somme in aggiunta a quanto sarà versato dall’INPS.
Le suggerisco di verificare la sua lettera di assunzione e di consultare il CCNL ivi richiamato per verificare se quest’ultimo prevede il dovere in capo al datore di lavoro di integrare la retribuzione a lei corrisposta dall’INPS. Con cordialità.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto
Sullo stesso argomento
05/02/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli Il datore di lavoro, a prescindere da quanto recita il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, deve attenersi a quanto impongono le successive modifiche di legge. »
19/01/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli Tredicesima e quattordicesima possono subire una decurtazione anche importante durante il congedo per maternità, tuttavia è sempre opportuno controllare se la cifra erogata come "mensilità aggiuntiva" sia o no corretta. »
19/01/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli I permessi per malattia del figlio hanno subito importanti novità dal 1° gennaio 2026. Attualmente si è ancora in attesa delle istruzioni dell'INPS. »
29/11/2024
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli In caso di congedo anticipato per maternità a rischio la retribuzione è pari all'80% dello stipendio. »
07/10/2024
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli Nel caso in cui il rapporto di lavoro a tempo determinato cessi prima dell’inizio del congedo obbligatorio si ha diritto all’indennità di maternità pagata interamente dall’INPS se vengono soddisfatte alcune condizioni. »
Le domande della settimana
26/05/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Antonella Di Stefano Non esiste una cura specifica per le coliche dei piccolissimi, che comunque non sono considerate una vera e propria malattia, infatti non è mai stata dimostra in modo scientificamente convincente l'efficacia dei preparati che di solito vengono utilizzati. »
25/05/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Chiara Boscaro I cibi da proporre in spiaggia sono numerosi, quindi sotto questo profilo c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una grande attenzione va invece posta all'igiene e alla conservazione degli alimenti. »
22/05/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Angela Raimo Quando i litigi tra due fratelli molto piccoli diventano ingestibili, serve intervenire in maniera decisa per porvi fine drasticamente. Guai, invece, a trasformarsi in spettatori impotenti. »
20/05/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Elisa Valmori In caso di un mancato accollamento riscontrato con l'ecografia e non associato ad altri sintomi non c'è alcun bisogno di assentarsi da un tranquillo lavoro d'ufficio. »
18/05/2026
Gli Specialisti Rispondono
di Dottoressa Antonella Di Stefano In effetti lo svezzamento può aiutare a gestire i sintomi del reflusso, ma non a risolverli né a prevenirli. Di fatto, l'introduzione di cibi solidi può sì ridurre i rigurgiti per gravità, ma non eliminare il problema poiché l'immaturità del meccanismo fisiologico che sta alla base del fenomeno rimane... »
Fai la tua domanda agli specialisti