Un intervento chirurgico espone sempre a qualche rischio, tuttavia prima di pensare a questo va stabilita la necessità di effettuarlo, che non è automatica in tutte le forme di trigonocefalia.
Una domanda di: Nicola Salve, sono un papà di una bimba nata a 33 settimane a cui hanno riscontrato una
trigonocefalia. Volevo sapere se l’intervento è pericoloso.
Carlo Efisio Marras
Gentile papà,
la sua breve domanda è molto interessante perché porta con sé numerose altre considerazioni che richiedono altrettante risposte.
La prima considerazione riguarda l’indicazione. Non tutte le trigonocefalie sono candidate al trattamento chirurgico. Solitamente nelle forme lievi, l’aspetto del viso e l’ipotelorismo (ovvero la riduzione della distanza tra i due occhi) sono poco rilevanti e non vi è indicazione al trattamento chirurgico. Naturalmente in queste forme l’impatto della malformazione sullo sviluppo neurocognitivo del bambino è nullo. A tal proposito i dati riportati nella letteratura scientifica non sono di univoca interpretazione, pertanto su questo specifico tema (sviluppo neurologico) l’indicazione all’intervento è limitato alle forme più gravi.
Nei casi in cui viene posta l’indicazione all’intervento, si deve intraprendere un percorso in cui i genitori vengono informati sulle ragioni per cui si è deciso per la soluzione invasiva. In questi casi i curanti possono spiegare gli aspetti tecnici e le ragioni di questa scelta; i genitori potranno porre le loro domande e condividere le proprie paure ed incertezze.
In Italia esistono numerosi centri in cui si segue un approccio che offre la possibilità di scegliere consapevolmente e giungere al giorno del ricovero per l’intervento, più tranquilli, senza più domande da porre. Convinti della scelta.
Come sempre nelle procedure chirurgiche, esistono rischi correlati all’intervento. In questi casi il bilancio costo beneficio è assolutamente a favore del risultato atteso. Il gruppo di lavoro che si occupa di queste malformazioni ha solitamente una struttura multidisciplinare che prevede la presenza oltre che del neurochirurgo e del chirurgo maxillofacciale, anche quella del neuroradiologo, dello psicologo e di infermieri dedicati con cui è possibile svolgere efficacemente il counseling.
Solitamente i rischi maggiori, ovvero quelli che possono causare un danno cerebrale anche minimo, o un’infezione, sono estremamente contenuti.
In conclusione, una corretta indicazione all’intervento, insieme ad un percorso prechirurgico adeguato presso centri esperti è ciò a cui i genitori devono riferirsi.
Un caro saluto.
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