Trisomia 21: è “colpa” dell’età materna?

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 30/01/2021 Aggiornato il 01/06/2026

Senza dubbio l'età della donna conta parecchio in relazione alla possibilità di avere un figlio sano o non sano.

Una domanda di: Maria
Ho 38 anni e sono una mamma di 2 bambini di 6 e 3 anni, sanissimi. Ora sono in

attesa alla sedicesima settimana e ho avuto la triste notizia prima dal Vera
test e poi dall’amniocentesi che il feto è affetto da trisomia 21 più gravi
anomalie cardiache incompatibili con la vita. Devo tra pochi

giorni effettuare un aborto terapeutico. Le chiedevo questo problema è stato

dovuto alla mia età?

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve cara signora, la sua lettere mi addolora profondamente e cerco di risponderle in scienza e coscienza.
Lei mi chiede se il fatto che suo figlio sia portatore della sindrome di Down possa essere dovuto alla sua età (38 anni) e dal punto di vista medico la risposta è affermativa: sappiamo che nella maggior parte dei bambini portatori di questa sindrome non ci sono particolari alterazioni genetiche nel cariotipo dei genitori ma che questa copia in più del cromosoma 21 arriva da parte della mamma.
Non dimentichiamo che le cellule uovo femminili sono le stesse di quando a nostra volta eravamo nel grembo di nostra madre…ne hanno fatta di strada!
Per essere più precisi, possiamo dire che in realtà questo difetto è possibile a qualsiasi età della donna, ma con frequenza differente.
A 20 anni la probabilità di trisomia 21 è stimata in 1 caso ogni 800 gravidanze, a 40 anni è diventata 1 caso ogni 80 gravidanze, da cui si deduce che l’età materna conta parecchio.
Visto quello che mi ha scritto rispetto alla diagnosi associata di gravi anomalie cardiache e al fatto che è stata consigliata di interrompere la gravidanza in quanto la malattia di suo figlio sarebbe incompatibile con la vita vorrei dirle solo una cosa: non abbia paura e non si fidi ciecamente di questa diagnosi.
Intanto perché va detto che l’ecografia può porre solo un sospetto di malformazione ma la diagnosi vera e propria si può fare solo alla nascita (a questo proposito esistono degli ospedali specializzati in cardiochirurgia neonatale che riescono a curare anche malformazioni cardiache molto complesse).
In secondo luogo perché i nostri figli non si possono mai ridurre alle loro diagnosi, come ho imparato facendone esperienza personalmente.
Quando ho iniziato il mio lavoro mi capitava di illustrare alle pazienti le varie metodiche di diagnosi prenatale e a volte dicevo che piuttosto che avere un bambino con la sindrome di Down, avrei temuto un figlio affetto dal disturbo dello spettro autistico. I bambini Down sono affettuosi, solari, pieni di gioia di vivere…invece le persone con autismo le vedevo chiuse nel loro mondo e incapaci di comunicare con l’esterno.
Ebbene, mi è accaduto di avere una diagnosi di autismo per una delle mie figlie…quanto mi sbagliavo!
La diagnosi di autismo non rende giustizia della ricchezza di vita che questa bimba ci ha portato, da tutti i punti di vista.
Infine, anche se si trattasse di mettere al mondo un figlio con la prospettiva che non sopravviva, è molto diverso accoglierlo e dargli l’occasione di venire al mondo anche se per poco oppure dargli lo sfratto perché non ha le carte in regola dal punto di vista medico.
Esistono dei centri che accolgono proprio questi pazienti più fragili (penso per esempio a quello del professor Giuseppe Noia del Policlinico Gemelli di Roma, https://www.ilcuoreinunagoccia.org/) e li assistono con la cosiddetta “comfort care” ossia una cura amorevole che renderà meno buio il distacco quando e se dovrà avvenire troppo presto.
Mi permetto di suggerirle un breve video che ha per protagonisti due fratelli di cui uno con la sindrome di Down:

Se dovesse piacerle, c’è un libro scritto proprio da Giacomo Mazzariol intitolato “Mio fratello rincorre i dinosauri” che racconta meglio la loro storia così semplice ed eccezionale al tempo stesso.
So di averle dato una risposta in contrasto con la scelta che avete già meditato di prendere e mi scuso in anticipo perché immagino questo sia motivo di ulteriore disagio. Sono però convinta che il suo cuore di mamma saprà indirizzarla per prendere la decisione più giusta per la vostra famiglia.
Forza cara Maria, vedrà che andrà tutto bene! Mi faccia avere sue notizie quando e se riesce, io la aspetto.

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto

Sullo stesso argomento

Trisomia 21 diagnosticata con la villocentesi: cosa fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Marina Baldi

La scelta (difficilissima) di ricorrere o no all'interruzione volontaria della gravidanza, dopo aver saputo che il feto ha la sindrome di Down, spetta esclusivamente ai genitori, i quali possono comunque farsi supportare da figure professionali.   »

Rischio intermedio per trisomia 21: conviene fare altre indagini?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Faustina Lalatta

Spetta alla coppia decidere, dopo aver ottenuto l'esito del Bi-test, se sottoporsi a indagini più approfondite sulla salute del feto e tra queste quale scegliere tra la ricerca del DNA fetale nel sangue materno, l'amniocentesi o la villocentesi, più invasive.  »

Pielectasia bilaterale scoperta nel feto dall’ecografia: conviene fare l’amniocentesi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Faustina Lalatta

Nei casi di diagnosi ecografica di pielectasia isolata la probabilità di un'anomalia cromosomica è molto bassa e, comunque, correlata solo alla trisomia 21. Se poi anche i test di screening indicano un basso rischio di sindrome di Down si può senz'altro stare più tranquilli, anche se la scelta di sottoporsi...  »

Ventricolomegalia lieve in feto con trisomia 21

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Una ventricolomegalia definita "lieve", specialmente se non è associata ad altre anomalie, non dovrebbe destare particolari preoccupazioni.  »

Test di screening: fare o no l’amniocentesi se il risultato esprime un rischio significativo di trisomia 21?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

I test di screenig (translucenza e Bi-test) esprimono un risultato probabilistco, l'amniocentesi dà certezze spetta alla futura mamma decidere se sottoporsi o no a quest'ultima.   »

Le domande della settimana

Mestruazioni in ritardo: cosa può essere?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Le possibili ragioni di un'irregolarità mestruale sono numerose: per individuare quale tra queste è responsabile di un ritardo serve un controllo ginecologico ed eventualmente i dosaggi ormonali che si effettuano con lo specifico esame del sangue.   »

Piccolissima con coliche ravvicinate: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

Non esiste una cura specifica per le coliche dei piccolissimi, che comunque non sono considerate una vera e propria malattia, infatti non è mai stata dimostra in modo scientificamente convincente l'efficacia dei preparati che di solito vengono utilizzati.   »

In spiaggia libera cosa può mangiare una bimba di 11 mesi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Chiara Boscaro

I cibi da proporre in spiaggia sono numerosi, quindi sotto questo profilo c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una grande attenzione va invece posta all'igiene e alla conservazione degli alimenti.   »

Fai la tua domanda agli specialisti