In medicina esistono le statistiche a cui ci si riferisce per le prognosi, tuttavia ogni caso (anche delicatissimo) costituisce una storia a sé e, come dice uno dei più saggi proverbi, "finché c'è vita c'è speranza. E vale anche per le patologie severe individuate durante la vita intrauterina.
Una domanda di: Dario Salve, mia moglie è alla 13 settimana e purtroppo ci è stata diagnosticata una megavescica di 3 centimetri. Oggi hanno fatto la villocentesi e aspettiamo i risultati. Il dottore non ci ha dato speranza per il bimbo e questa cosa ci ha tolti 20 anni di vita: secondo lei veramente non c’è nessuna speranza?
Elisa Valmori
Caro papà (e cara mamma), mi permetto di dissentire con il collega che sostiene nel vostro caso non via sia alcuna speranza perché, come giustamente dice il proverbio, finché c’è vita, c’è speranza. In medicina esistono delle statistiche ma sappiamo bene che ogni caso è una storia a sé, quindi a mio avviso nel nostro mestiere è sempre prudente tenere bene aperta la porta della possibilità e dell’imprevisto.
Premesso ciò, la megavescica fetale è una patologia rara e piuttosto impegnativa da trattare, ma esistono casi in cui la problematica è stata risolta già in utero (per esempio con il laser, nel caso la megavescica fosse dovuta a valvole dell’uretra posteriore) e la funzionalità renale del neonato è risultata integra. In altri casi, la funzionalità renale è stata purtroppo compromessa nonostante il trattamento in utero. La possibilità di trattamento, in ogni caso, è subordinata all’esame dell’urina prelevata in utero (cistocentesi). Qualora gli elettroliti urinari fossero già alterati, la mortalità fetale attualmente è stimata del 100% e quindi non sarebbe proponibile alcun tipo di trattamento in utero. Se invece l’esame dell’urina mostrasse una funzionalità renale ancora conservata, sarebbe proponibile il trattamento in utero per il vostro bimbo. La villocentesi è indicata perché i bimbi con malattie cromosomiche hanno anche una prognosi peggiore in questi casi di megavescica. Spero che troverete un’equipe di diagnosi prenatale che possa monitorare al meglio la malattia del vostro bimbo, in modo da prendere per tempo i provvedimenti indicati nel suo caso. È cruciale che il centro da cui sarete presi in carico abbia esperienza nel trattamento di questa patologia e che voi possiate incontrare le diverse figure di riferimento (ginecologi, neonatologi-pediatri ed anche magari urologo o chirurghi pediatrici). Mi permetto soltanto di incoraggiarvi a cercare il bene di vostro figlio (parlo al maschile perché questa patologia è più frequente nei maschi) e a sperare fino all’ultimo: coraggio! Cordialmente (mi tenga aggiornata, se lo desidera).
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