Ureaplasma urealyticum : che fare quando si scopre l’infezione?

Dottor Claudio Ivan Brambilla A cura di Dottor Claudio Ivan Brambilla Pubblicato il 01/07/2024 Aggiornato il 08/07/2024

L'ureaplasma urealyticum una volta scoperto deve necessriamente essere curato con l'antibiotico. La terapia deve essere affrontata da entrambi i partner, anche s euno dei due non ha sintomi, per evitare l'effetto "ping pong", ossia di continuare a contagiarsi a vicenda.

Una domanda di: Lennard
Salve dottore,
sono un ragazzo di diciott’anni e la mia ex partner sessuale mi ha informato che a seguito di due settimane di rapporti con il suo nuovo ed attuale
ragazzo, quest’ultimo ha presentato i tipici sintomi da Ureaplasma urealyticum, a cui, a seguito degli esami adeguati, è risultato positivo.
Ho letto su un articolo che il tempo d’incubazione equivale a circa una settimana.
Inoltre, la ragazza, tra me ed il suo nuovo compagno, è rimasta sessualmente inattiva.
Combinando le due informazioni,deduco che l’origine abbia avuto luogo o da me, oppure dalla ragazza, e che nel momento in cui scrivo siamo tutti e tre soggetti all’Ureaplasma urealyticum.
Tengo a specificare che né io, né la ragazza siamo sintomatici. Lo era, però, a ripensarci e confrontando con i sintomi descritti negli articoli di
cui leggo in rete, un’altra ragazza con cui ho avuto dei rapporti sessuali mesi prima della vicenda. Ci eravamo rivolti ad un consultorio, ma ci
avevano rasserenati dicendoci che erano fastidi ed episodi (si intendono spotting e dolori durante rapporti e minzione) completamente normali per la
nostra fascia d’età.La mia domanda è, dunque, se io debba preoccuparmi di essere potenzialmente infettivo; che si possa evolvere in una situazione grave; se necessito di
sottopormi ad un trattamento antibiotico nonostante sia asintomatico; e se, in caso mi consigliasse una cura, io debba prima sottopormi ad un tampone
adeguato in laboratorio analisi, oppure possa chiedere, vista la possibilità di dedurre con certezza la mia entrata in contatto con l’Ureaplasma, al mio
medico di base di prescrivermi un completo trattamento. Inoltre le voglio domandare se è possibile sradicare completamente il batterio dal sistema e
se ci sono complicazioni in caso dovessi averlo contratto alla nascita – cosa che ritengo molto probabile dal momento in cui ho avuto pochi rapporti
in vita mia. voglio chiederle, indicativamente, quanto dura il trattamento affinché si perda l’infettività (sia in caso lo avessi contratto
sessualmente, sia alla nascita -in caso ci fossero differenze), poiché desidererei informare la mia nuova compagna quanta pazienza debba ancora
avere prima di avere un rapporto. Inoltre, lei consiglia l’astensione totale dalle attività sessuali, oppure
possiamo stare tranquilli con le dovute protezioni a barriera? Tante domande perché ho letto che si tratta di un batterio comune, presente
nel 40-80% delle donne, ma al contempo ho letto anche che si consiglia sottoporsi ad un trattamento assieme al partner risultato positivo, anche se
si è asintomatici – come tengo a ricordare essere il mio caso. Ringrazio anticipatamente per l’attenzione datami e, si spera, per la
risposta.
Mi scuso se ho fatto tante domande, ma purtroppo questi sono argomenti sui quali in rete si trovano solo che informazioni confuse e contraddittorie.
Pertanto sono anch’io confuso e mi appello a Lei. Grazie.

Claudio Ivan Brambilla
Claudio Ivan Brambilla

Gentile Lennard,
prima di tutto può escludere di aver subito il contagio alla nascita perché l’ureaplasma urealyticum nel neonato, che può contrarlo se la mamma è infetta, provoca infezioni gravissime come per esempio la polmonite o anche la meningite. Detto questo, mi appare bizzarro che in un consultorio le abbiano detto che
spotting e dolori durante rapporti e minzione siano completamente normali nei ragazzi. Posso assicurarle che non è così e che sia il dolore sia il sanguinamento sono spie di qualcosa che non va e rendono necessario effettuare indagini specifiche: tampone genitale e urinocoltura. L’ Ureaplasma urealyticum è un batterio che tende a colonizzare le mucose genitali perché si nutre e si moltiplica grazie all’urea che è una sostanza contenuta nelle urine. Da qui il suo nome. Nell’uomo può provocare non pochi
problemi, tra cui l’uretrite che è l’infiammazione dell’uretra, il canale che decorre lungo il pene attraverso cui liquido seminale e urina raggiungono l’esterno. I sintomi di un’infezione da ureaplasma urealyticum nell’uomo sono principalmente bruciore alla minzione e fuoriuscita di una secrezione biancastra e filante. Ma attenzione perché dall’uretra l’infezione può propagarsi alla prostata e ai testicoli arrivando, nei casi peggiori, a compromettere la fertilità dell’uomo. Nella donna la presenza di questo
batterio si riscontra di frequente perché appartiene al microbiota vaginale. Il punto è che nella donna viene tenuto a bada dai lattobacilli che, se il microbiota è in equilibrio, ne bloccano la replicazione impedendo che diventi aggressivo e scateni un’infezione. È chiaro però che nel momento in cui dovessero comparire dei sintomi, come appunto bruciore alla minzione o secrezioni di odore spiacevoli, bisogna pensare che abbia preso il sopravvento sui lattobacilli che fino a quel momento erano riusciti a
controllarlo. A quetso punto diventa necessario curarlo perché anche nella donna, oltre a dare i fatsidi che ho nominato, può arrivare a compromettere la fertilità. La trasmissione dell’ureaplasma urealyticum avviene facilmente attraverso qualunque genere di rapporto sessuale e in questo caso il periodo di incubazione è di 10-20 giorni, oppure può verificarsi per via materno-fetale durante la gravidanza e, in particolare, al momento del parto. Voglio sottolineare che, in genere, quando si individua l’ureaplasma grazie all’esame delle urine occorre anche ipotizzare che oltre a questo batterio ne siano coinvolti altri: la Chlamydia trachomatis, la Gardnerella vaginalis, il Mycoplasma hominis, tanto per citare i più comuni. Questi batteri infatti di solito si “alleano” ed è la loro azione aggressiva sinergica che scatena un’infezione.
Detto questo, la cura delle infezioni da Ureaplasma urealyticum è rappresentata dall’assunzione di antibiotici. La prima scelta un tempo erano le tetracicline ma ora è
sempre più diffuso il grave problema della resistenza del batterio a questo antibiotico, quindi a volte il medico preferisce prescrive antibiotici a cui
è possibile che si risponda meglio: l’azitromicina o la doxiciclina. La scelta della cura più adatta spetta comunque sempre al medico che la effettua anche
sulla base dell’antibiogramma, che viene fornito dal laboratorio di analisi che ha individuato il batterio. Ricordo che l’antibiogramma viene stilato valutando la sensibilità di un batterio ai vari antibiotici. La cura va fatta da entrambi i partner, anche se uno dei due non ha sintomi. I rapporti sessuali andrebbero sospesi fino a guarigione avvenuta (e
certificata dalle indagini di controllo). In caso contrario è d’obbligo utilizzare il profilattico fin dall’inizio del rapporto. La prevenzione è
importantissima ed è rappresentata da alcune semplici regole, la prima delle quali è di non avere rapporti sessuali con partner occasionali (di cui non
si conosce la condizione di salute) senza usare il profilattico. Lo stesso vale anche nel caso di partner abituali che manifestino sintomi a livello
genitale. L’igiene intima deve essere frequente e corretta e deve prevedere l’impiego di detergenti specifici, che non irritino le mucose genitali e
non alterino l’equilibrio del microbiota locale. Gli indumenti intimi dovrebbero essere in fibra naturale ed è bene non indossare mai pantaloni
troppo stretti: tutto quello che può irritare la zona genitale crea un ambiente favorevole per la proliferazione dell’ureaplasma.
Infine ricordo che ci sono due tipi di ureaplasma che colonizzano le mucose genitali: l’urealyticum di cui abbiamo parlato fino a ora e il parvum. Solo
il primo è pericoloso perché il secondo è un cosiddetto “batterio commensale”, vuol dire che è naturalmente presente sulla nostra pelle e sulle nostre mucose ma non diventa mai aggressivo. Cari saluti.

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