Vaccino anti-Coronavirus: è davvero una fake-news che causi infertilità?

Dottor Luca Cegolon, MD, MSc, DTM&H, PhD A cura di Dottor Luca Cegolon, MD, MSc, DTM&H, PhD Pubblicato il 13/01/2021 Aggiornato il 15/01/2021

Nel Web circolano bufale a volte così ben confenzionate da diventare credibili anche per persone competenti. Documentarsi sempre in modo meticoloso, prima di dare credito a ipotesi che mettono in discussione le scelte delle autorità sanitarie è quanto di meglio si possa fare per non cadere nelle tante "cyber-trappole" disseminate in rete.

Una domanda di: Angelo (un collega)
Gentile Dr. Cegolon,
ho letto la Sua risposta al quesito sulla possibile azione del vaccino Covid sulla fertilità e sul paventato effetto abortigeno che Lei definisce fake news, dando per certo che sia come Lei asserisce, sa dirmi come mai studi dettagliati (basta cercare sincitina su Google), parlano di incredibile somiglianza con la proteina spike e, la stessa Pfizer, nel bugiardino sconsiglia la somministrazione a donne gravide e a chi comunque avesse intenzione di restare incinta nei due mesi successivi al vaccino? Non trova inoltre azzardato, da parte dell’associazione nazionale italiana dei ginecologi, aver contraddetto tali raccomandazioni, dando via libera alla vaccinazione anche alle gravide, avendo cura di illustrare i possibili effetti negativi sulla gravidanza e valutando lo status sociale (roba da terzo mondo), della stessa?
La ringrazio.
Luca Cegolon
Luca Cegolon

Gentile collega,
nel Web purtroppo fioriscono notizie non veritiere o distorte, il cui scopo sembra essere quello di creare confusione o panico.
Affermare cioè che “il vaccino contiene una proteina spike chiamata syncytina-1, vitale per la formazione della placenta umana nelle donne. Se il vaccino funziona in modo da formare una risposta immunitaria CONTRO la proteina spike, stiamo anche addestrando il corpo femminile ad attaccare la sincitina-1” è una distorsione della realta’.
La syncitina-1 (chiamata anche “enverina”) e la syncitina-2 sono proteine che entrano in gioco nello sviluppo placentare e sono codificate da retrovirus endogeni umani della famiglia W (HERV-W). I geni dell’envelope virale che codificano per queste 2 proteine sono stati introdotti nel genoma umano decine di milioni di anni fa, in seguito ad infezioni dei primati da parte di retrovirus che poi si sono integrati in modo stabile nel DNA umano. Questi retrovirus sono stati cioè “reclutati” dal genoma umano divenendo endogeni. Si stima che circa l’8% del nostro DNA sia di origine retrovirale. Mentre alcuni geni retrovirali sono stati inattivati da mutazioni e delezioni, altri sono ancora attivi ed alcuni di questi sono implicati in attività cancerogenica (es. la famiglia HERV-K).
Il virus SARS-CoV-2 presenta delle proteine di superficie denominate Spike (S), che gli servono per legarsi ai recettori di superficie delle cellule bersaglio che va ad infettare. Il vaccino Pfizer, ad m-RNA, istruisce le cellule umane a produrre la proteina S su cui poi si instaurerà la risposta immunitaria dell’organismo.
Solo una piccola porzione della proteina virale Spike presenta un’omologia di sequenza amminoacidica con la syncitina-1. La possibilità che il vaccino anti-COVID-19 monti una risposta anticorpale cross-reattiva, che reagisca cioè sia contro il virus SARS-CoV-2 sia contro la sincitina-1 non può essere esclusa in modo deterministico, ma al momento rimane solo un’ipotesi. Una marginale somiglianza fra le 2 proteine non è sufficiente a prevedere una risposta immunitaria crociata. Bisogna verificare se il mimetismo molecolare fra syncitina-1 e proteina S riguardi l’epitopo, cioe’ la porzione di proteina S che viene riconosciuta dagli anticorpi anti-Sars-CoV-2. Un’eventuale risposta immunitaria crociata contro la syncitina-1 scatenata dal mimetismo molecolare fra quest’ ultima e la proteina S verrebbe inoltre scatenata anche da anticorpi prodotti in modo spontaneo dall’organismo in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, non riguarderebbe cioè solo una potenziale reazione da vaccino anti-COVID-19. In un recente studio di meta-analisi pubblicato a Maggio 2020 sull’ American Journal of Obstetrics & Gynecology – su un campione di 79 donne – le gravide ospedalizzate per polmonite da COVID-19 presentavano un rischio significativamente superiore di parto pre-termine, pre-eclampsia, taglio cesareo e morte perinatale.
Per sostenere i professionisti sanitari e le donne in gravidanza e allattamento nel percorso decisionale durante la pandemia COVID-19, l’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) dell’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato sul numero del 12 gennaio 2021 del “Quotidiano Sanità” un documento ufficiale contente le seguenti evidenze di letteratura e indicazioni:
• Le donne in gravidanza e allattamento non sono state incluse nei trial di valutazione dei vaccini Pfizer-BioNtech mRNA (Comirnaty) e Moderna per cui non sono disponibili dati di sicurezza ed efficacia relativi a queste categorie.
• Gli studi condotti finora non hanno evidenziato né suggerito meccanismi biologici che possano associare i vaccini a mRNA ad effetti avversi in gravidanza e le evidenze di laboratorio su animali suggeriscono l’assenza di rischio da vaccinazione.
• Al momento le donne in gravidanza e allattamento non sono un target prioritario dell’offerta di vaccinazione contro il COVID-19 che, ad oggi, non è raccomandata di routine per queste categorie.
• Dai dati dello studio ItOSS – relativi alla prima ondata pandemica in Italia – emerge che le donne in gravidanza presentano un rischio basso di gravi esiti materni e perinatali e che le comorbidità pregresse (ipertensione, obesità) e la cittadinanza non italiana sono associate a un rischio significativamente maggiore di complicanze gravi da COVID-19.
• La vaccinazione dovrebbe essere presa in considerazione per le donne in gravidanza che sono ad alto rischio di esposizione al virus (es. operatrici socio-sanitarie) e/o di complicazioni gravi da COVID19 (co-morbidita’ pre-esistenti). Le donne in queste condizioni devono valutare, con i sanitari che le assistono, i potenziali benefici e rischi della vaccinazione e la scelta deve essere fatta caso per caso.
• Se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza subito dopo la vaccinazione, non c’è evidenza in favore dell’interruzione della gravidanza.
• Se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può rimandare la seconda dose dopo la conclusione della gravidanza, eccezion fatta per i soggetti ad altro rischio.
• Le donne che allattano possono essere incluse nell’offerta vaccinale senza necessità di interrompere l’allattamento.
Il documento di cui sopra è stato condiviso e sottoscritto dalla Società Italiana di Ginecologia
e Ostetricia (SIGO), l’Associazione degli Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), l’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI), l’Associazione Ginecologi Territoriali (AGITE), la Federazione Nazionale Collegi Ostetriche (FNOPO), la Società Italiana di Neonatologia (SIN), la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), La Società Italiana di Pediatria (SIP), l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI).
Per le gravide che intendano sottoporsi alla vaccinazione anti-COVID-19 dovrebbe quindi essere applicato il principio di precauzione, valutando i rischi del COVID-19 per la diade madre-feto e quelli dell’ipotetica infertilità legata ad interferenza con lo sviluppo placentare causata dal vaccino, tenendo comunque anche presente che il COVID-19 non sembra trasmettersi per via verticale da madre a figlio. Pertanto non trova riscontro nei fatti la Sua affermazione “non trova inoltre azzardato, da parte dell’associazione nazionale italiana dei ginecologi, aver contraddetto tali raccomandazioni, dando via libera alla vaccinazione anche alle gravide, avendo cura di illustrare i possibili effetti negativi sulla gravidanza e valutando lo status sociale (roba da terzo mondo), della stessa?”.
Con cordialità.

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