Vaccino anti-CoVid-19: una fake news e alcune verità

Dottor Luca Cegolon, MD, MSc, DTM&H, PhD A cura di Luca Cegolon - Dottore specialista in Infettivologia Pubblicato il 20/12/2020 Aggiornato il 09/04/2026

In questo momento storico così delicato è irrinunciabile non credere ciecamente a tutte le notizie che circolano nel Web: l'atteggiamento giusto è quello di documentarsi consultando fonti scientificamente attendibili.

Una domanda di: Valentina
Buongiorno, su internet ho trovato riguardo il vaccino contro il nuovo coronavirus quanto segue ( riporto testualmente) “Il vaccino contiene una
proteina spike chiamata syncytin-1, vitale per la formazione della placenta umana nelle donne. Se il vaccino funziona in modo da formare una risposta
immunitaria CONTRO la proteina spike, stiamo anche addestrando il corpo femminile ad attaccare la sincitina-1, che potrebbe portare alla sterilità
nelle donne di una durata non specificata. La fusione del trofoblasto mediata dalla sincitina-1 è essenziale per il
normale sviluppo della placenta. Conclusioni: la sincitina e il suo recettore sono presenti nei gameti umani
e la localizzazione e l’aspetto temporale sono coerenti con un possibile
ruolo nella fusione tra ovocita e sperma”.
Vorrei sapere quanto c’è di vero in queste affermazioni e, nel caso fossero
false, se comunque c’è una base di verità. Grazie.

Luca Cegolon
Luca Cegolon

Questa notizia è priva di fondamento e va inserita nell’elenco delle “fake news”.

SARS-CoV-2 è costituito da 4 maggiori proteine strutturali. Tre sono incorporate nella superficie esterna del virus, e sono:
– le glicoproteine spike (S), sorta di punte che si dipartono all’ esterno della superficie virale;
– la proteina di membrana (M), che conferisce forma al virus;
– la proteina dell’ envelope, importante per l’ infettività virale.

C’è poi la proteina del nucleocapside (N) virale, un involucro interno che contiene il materiale genetico del SARS-CoV-2. Ci sono anche altre proteine virali non strutturali e/o accessorie che potrebbero essere potenziale bersaglio di vaccini anti-COVID-19.

In ogni caso il principale bersaglio dei vaccini anti-COVID-19 è la glicoproteina S (spike), utilizzata dal virus SARS-CoV-2 per legarsi ai recettori ACE2 ed entrare nelle cellule umane. Come parte della risposta immunitaria vengono prodotti anticorpi anti-proteina S per bloccare questa interazione virus-cellula.

La glicoproteina S consiste in una sub-unità di membrana distale (S1) ed una prossimale (S2). Mentre la subunità S1 è essenziale il riconoscimento del recettore ACE2, la subunità S2 facilita la fusione del SARS-CoV-2 con la membrana della cellula bersaglio.

Sono stati allestiti più di 150 vaccini (che si trovano a diverse fasi di sperimentazione) contro l’infezione CoVid-19 – un numero superiore a qualsiasi altra malattia infettiva finora – classificabili in 7 grandi categorie:

– Vaccini interi vivi attenuati;
– Vaccini interi inattivati;
– Particelle simil-virali
– Vaccini a sub-unita’ proteica
– Vaccini a vettore virale;
– Vaccini ad acidi nucleici (DNA ed RNA).

Alcuni dei suddetti vaccini mimano l’ antigene virale all’ interno dell’organismo, altri stimolano le stesse cellule umane a produrre l’ antigene virale control cui si instaurerà la risposta immunitaria dell’ ospite. Un ideale vaccino anti-covid-19 dovrebbe indurre una risposta sia umorale (anticorpale) che cellulare (linfociti T).

I vaccini interi possono essere vivi (attenuati) o inattivati (cosidetti “uccisi”). Mentre i vaccini vivi attenuati utilizzano una forma indebolita del virus che può ancora replicarsi senza causare l’infezione CoVid-19, nei vaccini “uccisi” il SARS-CoV-2 viene inattivato con agenti chimici o fisici, ma la rispettiva particella virale resta integra ed in grado di stimolare la risposta immunitaria. I vaccini inattivati hanno il vantaggio di poter essere somministrati anche a soggetti immuno-depressi.

Nei vaccini a particelle simil-virale tutto il materiale genetico del SARS-CoV-2 viene distrutto, impedendo in tal modo la replicazione del virus.

I vaccini a subunità utilizzano frammenti proteici del SARS-CoV-2. Se da un lato questi tipi di vaccini riducono il rischio di effetti collaterali, la rispettiva risposta immunitaria può risultare più debole.

I vaccini ad acido nucleico utilizzano materiale genetico (RNA o DNA) che “istruisce” le cellule umane a produrre gli antigeni virali. Questi vaccini sono relativamente vantaggiosi, essendo più facili e relativamente più economici da produrre. Dal momento che l’ antigene virale viene prodotto dalle stesse cellule dell’organismo umano ed in grande quantità, la risposta immunitaria ai vaccini ad acido nuclecio dovrebbe essere più forte. E’ la prima volta nella storia che i vaccini ad acido nucleico vengono autorizzati per uso umano, il che implica maggiori ostacoli alla loro approvazione. Inoltre i vaccini ad RNA richiedono temperature di conservazione ultra-fredde (-80 C), e questo li rende meno accessibili a paesi in via di sviluppo. Mentre i vaccini Moderna e Pfizer si basano su filamenti singoli RNA, il vaccino Oxford-Atrazeneca si basa su un doppio filamento di DNA, il che lo rende meno termolabile.

I vaccini a vettore virale istruiscono le cellule umane a produrre gli antigeni virali per indurre la risposta immunitaria, utilizzando un virus innocuo (in genere l’Adenovirus, che causa il raffreddore comune), diverso dal SARS-CoV-2, che funge da vettore dell’ informazione. Dal momento che i vaccini a vettore virale mimano un’ infezione naturale, la rispettiva risposta immunitaria dovrebbe essere più forte. Tuttavia, soggetti esposti in precedenza ai virus utilizzati come vettori potrebbero essere già immuni agli stessi, con il rischio quindi che il vaccino sia meno efficace.

Al di là di possibili ma rare reazioni allergiche comuni a tutti i vaccini, in soggetti predisposti, la principale preoccupazione con i vaccini e terapie anticorpali anti-COVID-19 è il possibile antibody-dependent enhancement (ADE), una sorta di potenziamento della malattia indotto dal vaccino stesso. Anticorpi che si legano ad un virus senza riuscire a neutralizzarlo potrebbero cioè scatenare l’ ADE attraverso un recettore cellulare (l’Fc) specifico per gli anticorpi, favorendo la replicazione e l’ immunopatologia dell’infezione CoVid-19. L’ ADE è un fenomeno che si osserva tipicamente con i flavivirus come la Dengue e lo Zika, ma è stato anche osservato in vitro ed in modelli animali anche con il SARS-CoV-1 e il MERS-CoV. Tuttavia si parla di rischio (e quindi di possibilità), l’ADE indotto dal vaccino anti-COVID-19 è impossibile da prevedere. Con cordialità.

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